Friday, January 18, 2008

Il papa, La Sapienza. Breve storia di un cortocircuito

Questo post proprio non volevo scriverlo, qualunque cosa si dica si sbaglia. Ne ho discusso tanto con amici però, di questa faccenda. Provo in sintesi, tanto nella vana speranza di aiutare e ricomporre il puzzle e gli umori.

Premessa: sono uno di quelli lì, conformista che considera sempre e comunque una sconfitta se la soluzione ad una controversia risulta essere che qualcuno debba rinunciare a parlare quando s'era stabilito che parlasse. A meno, ovviamente, che si tratti di casi eccezionali, tipo il marcare la fine di una dittatura, o di una guerra.
Dato che la penso così, pur essendo tra quelli cui sta cosa del papa alla cerimonia solenne proprio non tornava, non trovo che ci sia stato in questi ultimi giorni in Italia alcun motivo per festeggiare, come alcuni hanno creduto. L'aggravante è stata che chi in origine aveva anche i suoi boni motivi per protestare è uscito sconfitto agli occhi di tutti, ma soprattutto propri: perché il messaggio che voleva comunicare è stato soffocato, e questa è la sconfitta delle sconfitte per chi vuole convincere altri delle proprie ragioni.


Detto ciò, ritengo in sintesi:


1) Che le scelta del rettore in una circostanza così particolare come l'apertura dell'anno accademico, un sorta di dichiarazione di porgramma ed indirizzo della università per TUTTO ciò che essa rappresenta, è quantomeno controversa. Ma non per la storia di Galielo, Galileo non c'entra nulla. Il problema è come non farla figurare come un'investitura. Il rettore e il senato accademico hanno 364 giorni l'anno (pure uno in più quest'anno) per invitare il papa ad un dibattito aperto, in un vero confronto dialettico e non "ex catedra". La scelta così operata si tinge anche di colori più cupi visti i tempi che corrono, di rapporti così tesi tra gli intellettuali più liberali e laici e il papato di Roma.

2) Che i 67 docenti hanno percpeito un disagio simile, forse ancora più marcato, e quasi due mesi fa, quando ancora nulla era definitivo e irrevocabile, hanno presentato in privato al proprio rettore (che per essi delibera) una richiesta legittima (semmai atipica) in quanto parte del corpo docente, anche qualora non condivisibile nei termini e contenuti. Non una richiesta di "cacciare" nessuno dato che nulla era ancora certo, ma di recedere.

3) Che pochi studenti, invece, all'indomani dell'incontro hanno minacciato azioni di disturbo e affermato che il papa all'università non ci deve venire, in qualunque tempo. Richiesta dalla sostanza discutibile, protesta dalla forma arrogante e puerile. Come l'urlare "blablabla" da piccoli tappandosi le orecchie. S'è parlato persino di musica a tutto volume durante la lettura del discorso, non so se sia vero. Almeno le canzoni un testo ce l'avevano? Per sapere se almeno un messaggio questi ragazzi ce l'avevano.

4) Che la tensione è salita, soprattutto per la posizione degli studenti. Qualcuno a tre giorni dall'evento allora ha tirato fuori la lettera dei prof di due mesi prima. I notiziari hanno vergognosamente dato ad intendere che a tre giorni dall'incontro 67 prof di fisica hanno chiesto che il papa non venisse. Il papa ha "rinunciato", in realtà quasi certamente a causa delle proteste degli studenti e non della lettera dei prof, a lui già nota da tempo. La gogna mediatica però ha crocifisso i prof per averlo "cacciato" (si veda al punto 2 come erano in realtà andate le cose).

5) Che dopo questo infelice epilogo, che comunque io trovo deprimente, s'è scatenata una compatta caccia alle streghe dell'intero gotha dell'informazione italiana, compresa quella tradizionalmente più prudente, e devo aggiungere: dandomi l'impressione di reagire in maniera abbastanza emotiva e scomposta, visto che (senza voler minimizzare) il nostro paese ha visto persino presidenti della repubblica azzittati in malomodo, trovando spesso e comunque qualche penna giustificazionista, sempre. Capisco difendere il papa: sarà giusto, se ormai doveva parlare era giusto che parlasse. Ma insomma, per le nostre istituzioni più alte non ho mai visto la stessa compattezza e solidarietà, lo stesso sdegno. Un paese, insomma, che tiene a difendere il papa più di se stesso. Nessuno poi, prima delle 48 ore successive, ha cominciato a fare un'esame di coscienza su come era stato trattato quel dissenso interno e presa di distanza iniziali legittimi, anche qualora sbagliati, dei prof incriminati. Come se libertà volesse dire che il papa deve essere libero di parlare quando invitato, ma che ai prof è assolutissimamente vietato dissentire dall'invitarlo. E allora che libertà è scusate? Chi è che decide chi deve parlare?

Ecco, tutto qua, credo che non si possa arrivare ai punti 4 e 5 senza passare prima per tutti i punti dall'1. E anche per tutto quello che ha preceduto il punto 1 in questi ultimi anni. Questo cortocircuito di questi giorni è stata la più lampante prova di come sia irrisolto il problema dei rapporti tra il nostro paese e il papato. Un rapporto che ora è quantomai conflittuale e che sarebbe da persone infantili voler ascrivere per intero a quei 67 prof immolati a capro espiatorio, senza comprendere gli errori della nostra politica e delle nostre istituzioni di cultura nei loro rapporti col papato, e di quest'ultimo verso di esse. Una cosa che spero ancora vivamente gli stessi cattolici comprendano che danneggia anche loro stessi e che li convinca a cambiare rotta.

5 comments:

Marcoz said...

Post equilibrato.
Hai però dimenticato i problemi, assolutamente reali!, del sistema educativo italiano e di far notare che il gruppo dei 67 docenti in questione era formato esclusivamente da insegnanti raccomandati e ignoranti.

Saluti

P.S.: mai pensato di aggregarti? Io sono sempre stato restio a farlo ma qui (http://blog.libmagazine.eu/) il clima è buono.
Sì, qualche "testa calda" c'è, ma nel complesso è tutta brava gente.

paolo de gregorio said...

"far notare che il gruppo dei 67 docenti in questione era formato esclusivamente da insegnanti raccomandati e ignoranti"

Scusa Marcoz, ma questa da chi te la sei fatta passare? Conosco alcuni di quei nomi, non posso garantire per tutti. Ci sono alcuni degli scienziati italiani più stimati al mondo, addirittura tre o quattro nomi conosciuti e di ampia fama in tutto il mondo e insigniti dei premi internazionali più prestigiosi per le loro ricerche. Almeno un buon terzo stimo che venga regolarmente invitato a parlare a conferenze in giro per il mondo tutto l'anno.

L'università e la ricerca sono in acque pessime, anche per colpa di tanti professori, alcuni meritevoli altri meno, e non solo dei finanziamenti. Detto ciò, fare delle generalizzazioni nella completa disinformazione mi pare che non ci faccia avanzare di un passo.

Darò un'occhiata al sito.

Grazie per "l'equilibrato". Cerco di scrivere post a freddo proprio con l'intento di cercare di riflettere con la massima calma.

Marcoz said...

Paolo, ero ironico (e per motivi "religiosi" io NON uso l'emoticon. Mai!).

Quello che intendevo è che diverse voci tra chi è in dissenso con i dissenzienti fa di tutta un'erba un fascio e dipinge il gruppo come un'omogenea accozzaglia di minus haben. Mi pare eccessivo.

Marcoz said...

(habens)

Ma, a proposito, dov'è che lo trovo il tuo omonimo che non la pensa come te?

paolo de gregorio said...

Chiedo venia per non aver colto l'ironia, ci sarei dovuto arrivare da me. Se da laicista illiberale sei contrario agli emoticons, ti consiglio sempre i meno fideistici e dogmatici LOL e ROFL.

Sì, io per esempio ho notato che il degrado dell'università si sarebbe dimostrtato (dicono) con un esempio di nullafacenti che ci stazionano pur essendo incapaci e senza competenze nemmeno nella loro materia, e hanno preso la parola. Al che vien da chiedersi se al degrado partecipano anche la maggioranza che invece il papa ce lo voleva, o se quelli invece ne sono il lustro e il fiore all'occhiello. Per partito preso eh? Mica per altro.

Insomma, se dopo avermi aggiustato il lavandino l'idraulico dice una cazzata, io dirò che ha fatto un pessimo lavoro e non lo pagherò.


Il mio omonimo boh, io trovo centinaia e centinaia di interventi sparsi in forum e blog vari, se faccio una ricerca per nome; ma a dire la verità, un suo blog o una sua pagina personale non li ho mai trovati (ma se fa tanto il coraggioso che si firma, perché non ci svela chi è?). Circostanza poi compatibile con quella di un altro internauta che afferma che questo tizio lascia i propri lunghi interventi e sparisce: cioè non partecipa per discutere con gli altri, gli interessa solo dire la sua (il contrario di me).

Io mi firmo con nome e cognome solo da questo blog, e se intervengo firmandomi lo faccio linkando questo blog. Al massimo in passato, se mi sono firmato, era per lettere online al Corriere o Repubblica. Sennò uso normalemente i nick.