Saturday, February 2, 2008

Gabriella Carlucci mente su Luciano Maiani e ne discredita la reputazione professionale

Prima vorrei fare una breve introduzione su chi è Maiani. Luciano Maiani, fisico, è uno degli scienziati italiani più noti al mondo. Il suo lavoro (teorico) più celebre, che lo portò ad un soffio dalla vincita del premio Nobel, riguarda la scoperta del cosiddetto meccanismo GIM, che sta per Glashow, Iliopoulos e Maiani (nato appunto da una collaborazione scientifica di questi tre). La teoria trovò in seguito conferma tramite gli esperimenti, ed è diventata un caposaldo del costrutto teorico delle interazioni elettrodeboli.

Maiani è ancora attivo nella ricerca, nonostante gli importanti ruoli scientifico dirigenziali degli ultimi anni di cui parlerò a breve, ed ha all'attivo (almeno) circa 150 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Trenta di queste risalgono al periodo dal 1995 ad oggi (quattro di queste nel solo 2007). E qui apro una parentesi, per mettere in risalto che Gabriella Carlucci, ora che è tra quelli che vogliono osteggiare la nomina al CNR (spiegherò a breve anche questo), dice delle menzogne quando proclama in seduta:

Gabriella CARLUCCI (FI) rileva che uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Rileva a tale proposito che dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del CNR, non appare certo una nota di merito.

La parlamentare è probabilmente estranea, tra le altre cose, al comandamento "non dire falsa testimonianza" nel momento stesso in cui (si verifica leggendo la conclusione dell'intervento) ella ritiene che stia difendeno il papa. Il quale, ipotizziamo, non dovrebbe approvare la falsa testimonianza come strumento atto alla propria difesa. O forse si è trattato di colpevole negligenza da parte della parlamentare, la quale però in tal modo getta discredito sulla figura professionale del fisico professor Luciano Maiani. L'osservazione della Carlucci quindi decade, anzi rafforza la candidatura Maiani, perché Maiani ha all'attivo ben (almeno) trenta, e non zero pubblicazioni dal 1995 ad oggi, e quindi risponde a quella parte essenziale di profilo, invocato con decisione dalla parlamentare stessa (della qual cosa ella, siamo sicuri, adesso si rallegrerà): "uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone [...] è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni".

Torniamo al nostro. Luciano Maiani è stato in questi ultimi anni direttore del più grande laboratorio al mondo in qualunque branca delle scienze naturali per la ricerca pura: il CERN di Ginevra. Vi ricordo che proprio in questi anni al CERN è stato costruito il più grande acceleratore di particelle al mondo, l'LHC, tanto imponente da aver sorpassato tutti i cugini statunitensi. All'avvio della realizzazione del progetto la comunità scientifica e quella dirigenziale scelsero Maiani come la persona più adatta a ricoprire questo ruolo chiave e nevralgico nel campo delle scienze sperimentali, una posizione unica al mondo e nella storia.

Luciano Maiani in tempi recenti si è detto disponibile a ricoprire la carica di presidente del Centro Nazionale delle Ricerche italiano (CNR), catalizzatore di una buona fetta dei (pur miseri) finanziamenti statali italiani per la ricerca. Un ente di ricerca in disperato bisogno di rinnovamento. Una candidatira che, dato lo spessore scientifico e dirigenziale della persona, rappresenta un onore per il CNR stesso. Una candidatura appoggiata in origine da tutte le parti politiche, che sono sempre tenute a ratificare questo tipo di nomine.

Maiani è anche uno dei 67 firmatari della lettera che a fine novembre alcuni fisici della Sapienza inviarono al proprio rettore sull'opportunità dell'invito del Papa a tenere una lezione solenne senza contraddittorio proprio in occasione dell'apertura dell'anno accademico. Una lettera non scritta certamente all'indommani dell'evento ormai dato per certo, ma ben prima che divenisse ufficiale nel programma. Maiani spiega in una intervista all'Avvenire la propria posizione, da cui estraggo alcuni stralci:

"Uno studioso di comunicazione, Mac Luhan, usava dire che il mezzo è messaggio. Bene. Allora chiediamoci perché la lettera di un gruppo di docenti al proprio rettore esca su Repubblica due mesi dopo che è stata scritta, quando il rettore ha già deciso e noi abbiamo preso atto della sua decisione. Con quella pubblicazione, due mesi dopo, è stata trasformata in un proclama contro il Papa, proprio per condurci alle barricate."

[...]
"Poteva essere l’occasione di una discussione sui rapporti fede-scienza, invece è stata una bagarre. Io ho firmato nello spirito dell’indipendenza della scienza dalla religione, ma all’interno di un dialogo, quello che, per fare un esempio, ho sperimentato personalmente con gli incontri alla Università Lateranense tra scienziati e teologi, promossi da Piergiorgio Picozza e Sigfrido Boffi. Quello è il clima giusto per uscire da questa situazione."

[...]
"Ho collaborato per decenni con scienziati di tutte le opinioni e non ricordo di aver mai avuto un diverbio per motivi confessionali o ideologici. Questo binomio pluralismo tolleranza deve valere a maggior ragione per chi guida il Cnr, un grande organismo multidisciplinare, multiconfessionale, multiculturale. Ogni discriminazione che privilegiasse una parte sarebbe un pessimo servizio pubblico."

Adesso questa nomina, per volere soprattutto della destra, è fortemente a rischio. Leggendo le parole dello stesso Maiani siamo meglio in grado di inquadrare gli eventi nella loro successione. Tra le righe delle sue dichiarazioni si intuisce anche un altro giusto principio ispiratore: che per uno scienziato che ritenga possibile il dialogo, questo va inteso come dialogo tra la scienza e le fedi, e non tra la scienza ed una confessione particiolare. Perché un'investitura ufficiale da parte di una università nei riguardi di una sola confessione, e questo era un possibile significato simbolico della presenza del papa all'inaugurazione dell'anno accademico, questa sì che sarebbe discriminante per chi ha fede, magari un'altra fede. Questo è anzi un requisito necessario e urgente per un alto dirigente scientifico, e non un neo. Un principio di equidistanza e apertura verso tutti e a difesa di tutti.

A dirigere un centro di ricerca dovrebbe andare chi ha le qualifiche e le capacità necessarie, cose che Maiani ha sempre dimostrato di avere. Molti hanno gridato invocando la libertà di esppressione. Bene, vediamo se ora sono coerenti. Vediamo se una nomina decadrà per un pensiero liberamente espresso, di un docente al proprio rappresentante. Vediamo se la destra vuole provare a dimostrarci che se ti metti per un solo attimo in rotta di collisione con la più grande istituzione clericale che abbiamo rischi di essere ostracizzato dalle cariche pubbliche e laiche che per meriti saresti idoneo a ricoprire (come in precedenza riconosciuto anche dalla stessa destra). Vediamo, allora, se siamo un paese veramente libero e laico, oppure se sia necessario fare un voto di fede prima di ricoprire importanti cariche. E ricordiamoci che un giorno potrà toccare a noi, o potrà accadere il converso: che non saremo promossi sul posto di lavoro perché abbiamo scelto la confessione "sbagliata" (che domani potrebbe essere diversa da quella di oggi).

In altre parole, vediamo se siamo un paese laico o un paese dove giurare sulla Costituzione e sull'unità nazionale è opzionale (visto chi siede in parlamento), ma giurare fedeltà al papa (o a chi sarà l'autorità religiosa più seguita tra qualche decennio) è obbligatorio. Mi si parla di un "laicismo malato". Ebbene, se lette le parole di Maiani e analizzati con calma i fatti si ritiene che lo stesso sia "malato" allora lo siamo in tanti cittadini italiani (e siamo anche tutti laicisti) che non accettiamo l'idea che le cariche pubbliche vengano assegnate per una qualche investitura divina e soprannaturale, e non per i nostri meriti acquisiti sul campo con decenni di faticoso lavoro ed estenuante dedizione. Chiediamoci, concittadini, se una carica scientifica dirigenziale debba essere suggerita dal benestare dei vescovi (implicito o esplicito che sia).

È questo il dialogo tra fede e ragione di cui il papa parlava? Ce lo dica subito! Ci faccia capire se quelle parole celavano una sostanza o erano parole di circostanza.

Si è parlato della reputazione del nostro paese all'estero. Beh, immaginate se si saprà un giorno che uno dei più importanti posti dirigenziali nella ricerca pubblica (e laica) del paese sia stato praticamente sotratto da sotto la sedia al candidato naturale, solo ed esclusivamente perché firmatario di una lettera che riguardava un intervento del papa. Qulache assaggio è qui.

(Annotazione: come fonte per l'intervista sull'Avvenire ho utlizzato non la fonte diretta ma il riferimento telematico del blog con alta partecipazione di credenti cattolici http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com )


Aggiornamento
(23-02-2008)

Qui ho scritto un nuovo post al riguardo.

4 comments:

puc19 said...

Digitando "Maiani" su pubmed esce subito come 2° voce una sua pubblicazione del 2007.
Il Vaticano ha un suo organo deputato al rapporto tra scienza e fede, di chi fa parte Zichichi.
Cercando Zichichi su pubmed, l'articolo più recente che esce fuori è del 1996.
La validità di uno scienziato sta nelle pubblicazioni, non nelle apparizioni televisive, ma qualcosa mi dici che Zichichi sarà sempre in pole, mentre Maiani non rivestirà mai cariche prestigiose.

Dario said...

il nobel glashow ha anche risposto alla menzogne della carlucci in una lettera a Romano Prodi.

http://www.pietrofolena.net/blog/?p=303

paolo de gregorio said...

Grazie Dario,
immaginavo che qualcuno avrebbe potuto provare a sentire i protagonisti diretti, e che la risposta non poteva essere che una. È impensabile che una persona della capacità di Glashow, che era perfettamente consapevole dell'importanza del lavoro che stavano per pubblicare, avrebbe mai firmato l'articolo insieme a uno che "nemmeno capiva la teoria". Probabilmente i politici quando parlano hanno in mente le loro leggi, in cui c'è qualcuno che gliele scrive e poi loro ci mettono il nome sopra...

Per fortuna la scienza non funziona così...

Anonymous said...

maiani non é che non avesse chiara la teoria...
all'epoca mancavano all'appello molte particelle, tra cui il charm (predetto da GlashowIliopouliosMaiani e si subodorava -non era uscito il lavoro di GWS-teoria elettrodebole di Gauge- l'esistenza di correnti neutre
(bosone Z, spin 1, neutro, forse molto massivo, forse no, non era chiaro)

effettivamente, all'epoca della scoperta della j/psi (spin 1, neutra, comportamento apparentemente debole) Maiani credeva, assieme a tutti i fisici di Frascati, guidati a Touschek, che potesse trattarsi del bosone vettore Z.
la Carlucci é mal consigliata da un geofisico,Boschi, che all'epoca era allievo di Zichichi (quando Zichichi era un vero luminare) e lavorava a Frascati assieme a Maiani, Altarelli, Parisi, Cabibbo, Petronzio et al...i quali, pur essendo giá tra le colonne portanti del futuro modello standard, o in procinto di diventarlo, sbagliarono clamorosamente.
ma questo non é un mistero per i loro studenti (é raccontato a lezione, e ripetutamente).
e soprattutto cosí funziona la scienza...errori&rettifiche...

la veritá credo sia che il malconsigliere della Carlucci, essendo geofisico, avendo assisitito all'unico fallimento dei fisici romani (di cui alcuni oggi sono "Baroni" :) teme che Maiani alla guida del CNR possa togliere soldi alla GeoFisica, e che possa premere per un accorpamento dell'INGV al CNR, limitandone e reindirizzando i fondi per la ricerca.

Michelangelo