Tuesday, April 12, 2011
I sillogismi arguti di Giuliano Ferrara
Siccome alla presidenza di una associazione gay è stato eletto un eterosessuale, allora i gay non possono adottare bambini (rispettivamente incipit e conclusione della puntata odierna di "Qui Radio Londra").
Friday, April 8, 2011
Dalla parte dei valori cristiani

"La barba induce diffidenza nell'interlocutore, può nascondere una malformazione. Se troppo vasta può nascondere l'espressione del viso"(*)
(Silvio Berlusconi)
(*) Come prendersela adesso con chi non gli ha creduto.
Tuesday, February 23, 2010
Esperimento concettuale con l'embrione
Non inorridite al titolo, questo è un dilemma che porrei soprattutto a chi si schiera per la salvaguardia dell'embrione a tutti i costi.
Mi trovai, all'epoca ormai lontana dei referendum italiani sulla fecondazione assistita, a discutere del problema dei free riders etici con alcuni oppositori della ricerca sulle cellule staminali embrionali: non senza qualche stizzita sorpresa mi sentii replicare, quando chiesi ai miei interlocutori se per coerenza avrebbero rifiutato le cure in un futuro ipotetico nel quale le staminali embrionali si fossero rivelate di fondamentale importanza per la salute, che loro avrebbero fatto tranquillamente ricorso a quelle cure visto che ormai quelle ricerche erano state portate avanti loro malgrado.
In un contesto in qualche modo similare un bel post mostra come gli stessi oppositori delle ricerche sulle staminali embrionali siano paradossalmente fervidi sostenitori di Yamanaka, uno studioso il quale non sarebbe comunque mai potuto giungere alle conclusioni cui è per ora giunto senza il sacrificio di alcuni embrioni e senza la conoscenza che questi sacrifici ci hanno fornito.
La posizione la trovo traballante sul piano morale. Ma esiste forse una coerenza nel sostenerla: in fondo noi stessi oggi facciamo qualche uso di conoscenze che sono state acquisite dai nazisti con metodiche sperimentali aberranti e condannabili, ma questo non deve necessariamente vietarci di far uso postumo di quelle conoscenze. Se ci opponiamo infatti ad un metodo di ricerca, per ragioni di ordine morale, questo non necessariamente vuol dire che ci debba essere vietato in un secondo momento di trarre i vantaggi di quelle conoscenze, pur acquisite con metodiche che aborriamo, se pensiamo di trarne vantaggio.
Il punto è che non era questo il centro della mia obiezione. Sospetto che nel subconscio della maggior parte delle persone che equiparano totalmente un embrione ad una persona nel senso comune del termine ci sia comunque un elemento di distinzione istintivo (come istintivo è distinguere un embrione umano da un embrione di altra specie)(*), che non affiora perché divorato da una sovrastruttura filosofica. Inoltre, mentre potrebbe anche essere facile in qualche modo applicare con coerenza estrema le proprie scelte morali alla propria vita, per cui si potrebbe giungere a dire "io non mi curerò mai con quelle tecniche", più difficile è estendere al prossimo questa visione soggettiva e giustificarla.
Ci misi qualche ora ad elaborare il mio esperimento mentale, che qui esporrò. Credo che questo ragionamento sia implicito nel modo di ribattere a chi è forte sostenitore di Yamanaka: il quale ancora oggi ammette, appunto, di dover sacrificare comunque qualche embrione umano per approfondire le proprie ricerche, cosa che paradossalmente non inquieta la schiera dei difensori dell'embrione (mai) in provetta. Pertanto espongo.
Immaginate di trovarvi in un futuro ipotetico. Avete un figlio, piccolo, amatissimo, malato. Voi siete il loro tutore, colui, l'unico, che può decidere in sua vece se e in che modo sia legittimo intervenire. Ma la malattia che lo affligge lo porterà inesorabilmente alla morte certa, a seguito di atroci sofferenze. Il medico dell'ospedale di Futurlandia vi comunica la sorte che toccherà al vostro amatissimo e altrimenti sanissimo figliolo, ma aggiunge una chiosa: "esiste altresì una nuova cura, ben testata, dall'esito praticamente certo, oggi legale, che prevede la creazione di un embrione sano, in provetta; questa cura salverà vostro figlio praticamente al 100%, eliminando totalmente la malattia e le sofferenze annesse; l'embrione della provetta verrà tuttavia perso con certezza". Insomma, eccovi servito il dilemma: lasciar morire vostro figlio tra mille sofferenze, o farlo vivere sacrificando un embrione che vivrà e morrà in provetta per vostra scelta.
In questo dilemma non esiste più la giustificazione che quella cura in quell'oggi di un domani ipotetico già esisterebbe, perché quello che ora dovete fare è decidere voi se uccidere un embrione: sarete voi a diventare un potenziale "dottor morte", se accetterete di generare e poi far morire un embrione, una persona, solo per garantire la vita a vostro figlio. O lasciar morire vostro figlio. Ma soprattutto, in quest'ultimo caso, decidere voi per lui, per vostro figlio, per la sua morte, per rispondere alla vostra convinzione morale, al vostro dogma etico che l'embrione è una "persona umana", a prescindere da quello che il vostro bambino avrebbe potuto pensare una volta adulto se fosse cresciuto.
Cosa farete, applicherete all'embrione le vostre convinzioni e lascerete morire vostro figlio soffrendo, decidendo tutto ciò al posto suo? O cederete alla proposta del medico, nonostante ogni giorno vi e ci ripetete che un embrione è una persona esattamente come ognuno di noi?
Chi risponderà "sì, sarei disposto a sacrificare quell'embrione pur di salvare mio figlio" dovrebbe cessare per sempre di continuare ad affermare che l'embrione è un essere umano esattamente come ognuno di noi. Chi dirà di no, lo dica, e noi elaboreremo liberamente il nostro giudizio morale su quella persona e sul suo credo.
(*) È frequente il fraintendimento che il ritenere l'embrione non esattamente coincidente con una persona equivalga integralmente a ritenere che l'embrione sia privo di qualità biologica - od anche filosofica - umana. Questo non è affatto necessario: si può benissimo ritenere un embrione umano come qualcosa di genuinamente umano, eticamente problematico, ontologicamente distinto da un embrione di un'altra specie animale o vegetale, senza per questo elevarlo inevitabilmente fino alle vette assolute dell'esperienza umana. Il dilemma etico qui presentato vuol evidenziare precisamente questo aspetto: per quanto si possa ritenere "umano" un embrione, non esiste un'ovvia parificazione di fronte ad una persona viva e vegeta che gli è di fronte; non una comunque che ci possa non disturbare il sonno se portata alle estreme conseguenze.
Aggiornamento: la discussione si sta svolgendo anche qui.
Mi trovai, all'epoca ormai lontana dei referendum italiani sulla fecondazione assistita, a discutere del problema dei free riders etici con alcuni oppositori della ricerca sulle cellule staminali embrionali: non senza qualche stizzita sorpresa mi sentii replicare, quando chiesi ai miei interlocutori se per coerenza avrebbero rifiutato le cure in un futuro ipotetico nel quale le staminali embrionali si fossero rivelate di fondamentale importanza per la salute, che loro avrebbero fatto tranquillamente ricorso a quelle cure visto che ormai quelle ricerche erano state portate avanti loro malgrado.
In un contesto in qualche modo similare un bel post mostra come gli stessi oppositori delle ricerche sulle staminali embrionali siano paradossalmente fervidi sostenitori di Yamanaka, uno studioso il quale non sarebbe comunque mai potuto giungere alle conclusioni cui è per ora giunto senza il sacrificio di alcuni embrioni e senza la conoscenza che questi sacrifici ci hanno fornito.
La posizione la trovo traballante sul piano morale. Ma esiste forse una coerenza nel sostenerla: in fondo noi stessi oggi facciamo qualche uso di conoscenze che sono state acquisite dai nazisti con metodiche sperimentali aberranti e condannabili, ma questo non deve necessariamente vietarci di far uso postumo di quelle conoscenze. Se ci opponiamo infatti ad un metodo di ricerca, per ragioni di ordine morale, questo non necessariamente vuol dire che ci debba essere vietato in un secondo momento di trarre i vantaggi di quelle conoscenze, pur acquisite con metodiche che aborriamo, se pensiamo di trarne vantaggio.
Il punto è che non era questo il centro della mia obiezione. Sospetto che nel subconscio della maggior parte delle persone che equiparano totalmente un embrione ad una persona nel senso comune del termine ci sia comunque un elemento di distinzione istintivo (come istintivo è distinguere un embrione umano da un embrione di altra specie)(*), che non affiora perché divorato da una sovrastruttura filosofica. Inoltre, mentre potrebbe anche essere facile in qualche modo applicare con coerenza estrema le proprie scelte morali alla propria vita, per cui si potrebbe giungere a dire "io non mi curerò mai con quelle tecniche", più difficile è estendere al prossimo questa visione soggettiva e giustificarla.
Ci misi qualche ora ad elaborare il mio esperimento mentale, che qui esporrò. Credo che questo ragionamento sia implicito nel modo di ribattere a chi è forte sostenitore di Yamanaka: il quale ancora oggi ammette, appunto, di dover sacrificare comunque qualche embrione umano per approfondire le proprie ricerche, cosa che paradossalmente non inquieta la schiera dei difensori dell'embrione (mai) in provetta. Pertanto espongo.
Immaginate di trovarvi in un futuro ipotetico. Avete un figlio, piccolo, amatissimo, malato. Voi siete il loro tutore, colui, l'unico, che può decidere in sua vece se e in che modo sia legittimo intervenire. Ma la malattia che lo affligge lo porterà inesorabilmente alla morte certa, a seguito di atroci sofferenze. Il medico dell'ospedale di Futurlandia vi comunica la sorte che toccherà al vostro amatissimo e altrimenti sanissimo figliolo, ma aggiunge una chiosa: "esiste altresì una nuova cura, ben testata, dall'esito praticamente certo, oggi legale, che prevede la creazione di un embrione sano, in provetta; questa cura salverà vostro figlio praticamente al 100%, eliminando totalmente la malattia e le sofferenze annesse; l'embrione della provetta verrà tuttavia perso con certezza". Insomma, eccovi servito il dilemma: lasciar morire vostro figlio tra mille sofferenze, o farlo vivere sacrificando un embrione che vivrà e morrà in provetta per vostra scelta.
In questo dilemma non esiste più la giustificazione che quella cura in quell'oggi di un domani ipotetico già esisterebbe, perché quello che ora dovete fare è decidere voi se uccidere un embrione: sarete voi a diventare un potenziale "dottor morte", se accetterete di generare e poi far morire un embrione, una persona, solo per garantire la vita a vostro figlio. O lasciar morire vostro figlio. Ma soprattutto, in quest'ultimo caso, decidere voi per lui, per vostro figlio, per la sua morte, per rispondere alla vostra convinzione morale, al vostro dogma etico che l'embrione è una "persona umana", a prescindere da quello che il vostro bambino avrebbe potuto pensare una volta adulto se fosse cresciuto.
Cosa farete, applicherete all'embrione le vostre convinzioni e lascerete morire vostro figlio soffrendo, decidendo tutto ciò al posto suo? O cederete alla proposta del medico, nonostante ogni giorno vi e ci ripetete che un embrione è una persona esattamente come ognuno di noi?
Chi risponderà "sì, sarei disposto a sacrificare quell'embrione pur di salvare mio figlio" dovrebbe cessare per sempre di continuare ad affermare che l'embrione è un essere umano esattamente come ognuno di noi. Chi dirà di no, lo dica, e noi elaboreremo liberamente il nostro giudizio morale su quella persona e sul suo credo.
(*) È frequente il fraintendimento che il ritenere l'embrione non esattamente coincidente con una persona equivalga integralmente a ritenere che l'embrione sia privo di qualità biologica - od anche filosofica - umana. Questo non è affatto necessario: si può benissimo ritenere un embrione umano come qualcosa di genuinamente umano, eticamente problematico, ontologicamente distinto da un embrione di un'altra specie animale o vegetale, senza per questo elevarlo inevitabilmente fino alle vette assolute dell'esperienza umana. Il dilemma etico qui presentato vuol evidenziare precisamente questo aspetto: per quanto si possa ritenere "umano" un embrione, non esiste un'ovvia parificazione di fronte ad una persona viva e vegeta che gli è di fronte; non una comunque che ci possa non disturbare il sonno se portata alle estreme conseguenze.
Aggiornamento: la discussione si sta svolgendo anche qui.
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Thursday, February 5, 2009
Cosa ho da dire io su Eluana
Pubblico con lievi correzioni un mio commento su un altro blog, che penso che esprima e sintetizzi meglio che in tante altre occasioni il mio pensiero sul caso di Eluana Englaro. Per una volta sono riuscito anche ad essere abbastanza lucido.
Una partecipante a quel blog mi aveva appena chiesto:
"Eluana disse che avrebbe preferito morire "
è la stessa cosa [che] dire:
"Eluana disse che avrebbe preferito che qualcuno la facesse morire togliendole nutrimento e idratazione?"
La mia risposta.
Nulla di non coincidente con una cosa è uguale a quella cosa, non oserei mai affermarlo. Esistono solo gradi di verosimiglianza, analogie, inferenze e quant'altro che possiamo tentare. Il punto è che la cosa più verosimile che si è riuscita a ricostruire è che Eluana non avrebbe desiderato permanere in uno stato vegetativo per diciassette anni (da quel che s'è potuto capire forse nemmeno qualche giorno, figuriamoci). Vuole dire che avrebbe voluto che la fine arrivasse tramite la denutrizione? O tramite farmaco terminale? O voleva dire qualcosa d'altro? Non posso conoscere la risposta.
Il fatto è che io considero un po' miope concentrarsi solo ed esclusivamente sull'aspetto della nutrizione negata, e non anche sulla somma di più di seimila giorni - quasi nove milioni di minuti - di condizione di tipo vegetativo non desiderata e non voluta. La somma di quegli infiniti istanti di "sofferenza" del suo corpo non ci arriva proprio a superare, in termini di violazione della sua persona o del suo corpo, i giorni difficili che la attendono ora?
Non era con la denutrizione che voleva andarsene? Può darsi, la certezza assoluta non è di questo mondo (forse più semplicemente non avrebbe voluto "morire" così giovane e basta). Ma almeno una cosa la sappiamo: che diciassette anni così, quasi immobile, con il sondino, con la manipolazione del corpo da mani altrui, incapace di sentirsi libera, così sembrava proprio che non voleva starci. Cosa abbiamo da offrirle, tenendola in vita così com'è per altrettanti anni?
Cosa ti farebbe pensare che ogni giorno di questi seimila e passa giorni in quel suo letto siano stati meglio di quello che ora la attende? La tua visione delle cose e della vita, o un tentativo di comprensione della sua personalità?
Io, sinceramente, dato quello che ho letto e ascoltato da certe testimonianze proprio non riesco a figurarmela "in pace" durante questi lunghissimi anni. È comodo però girare lo sguardo e non sentirsene in colpa.
Ci si chiede se avrebbe accettato di andarsene perché non nutrita, ma non ci si chiede se avrebbe accettato di stare tanti anni così, immobile, manipolata da mani altrui. Forse perché noi proiettiamo negli altri le nostre preferenze?
Chiudo con una storia che grava sulla nostra coscienza collettiva: Nuvoli era cosciente, Nuvoli non poteva muoversi, Nuvoli desiderava porre termine a quel tipo di esistenza. Ma ha dovuto farlo facendosi morire di fame e di sete, perché non gli è stata data una strada alternativa. Spegnersi di fame e di sete era per lui un male minore del permanere in quelle condizioni. Questo dà una misura di quello che sentiva e di come pensava la vita, non certo delle nostre preferenze. Forse dovremmo imparare che non siamo tutti uguali, che non tutto si risolve pensando: "cosa farei io al suo posto".
Concludo veramente: forse dovremmo anche imparare a fidarci di più dell'amore di un padre ed una madre che cercano di capire cosa avrebbe chiesto loro la figlia, e che se lo chiedono in nome di quell'amore; a chiederci se invece in quanto sconosciuti lo sappiamo davvero meglio noi di loro.
Una partecipante a quel blog mi aveva appena chiesto:
"Eluana disse che avrebbe preferito morire "
è la stessa cosa [che] dire:
"Eluana disse che avrebbe preferito che qualcuno la facesse morire togliendole nutrimento e idratazione?"
La mia risposta.
Nulla di non coincidente con una cosa è uguale a quella cosa, non oserei mai affermarlo. Esistono solo gradi di verosimiglianza, analogie, inferenze e quant'altro che possiamo tentare. Il punto è che la cosa più verosimile che si è riuscita a ricostruire è che Eluana non avrebbe desiderato permanere in uno stato vegetativo per diciassette anni (da quel che s'è potuto capire forse nemmeno qualche giorno, figuriamoci). Vuole dire che avrebbe voluto che la fine arrivasse tramite la denutrizione? O tramite farmaco terminale? O voleva dire qualcosa d'altro? Non posso conoscere la risposta.
Il fatto è che io considero un po' miope concentrarsi solo ed esclusivamente sull'aspetto della nutrizione negata, e non anche sulla somma di più di seimila giorni - quasi nove milioni di minuti - di condizione di tipo vegetativo non desiderata e non voluta. La somma di quegli infiniti istanti di "sofferenza" del suo corpo non ci arriva proprio a superare, in termini di violazione della sua persona o del suo corpo, i giorni difficili che la attendono ora?
Non era con la denutrizione che voleva andarsene? Può darsi, la certezza assoluta non è di questo mondo (forse più semplicemente non avrebbe voluto "morire" così giovane e basta). Ma almeno una cosa la sappiamo: che diciassette anni così, quasi immobile, con il sondino, con la manipolazione del corpo da mani altrui, incapace di sentirsi libera, così sembrava proprio che non voleva starci. Cosa abbiamo da offrirle, tenendola in vita così com'è per altrettanti anni?
Cosa ti farebbe pensare che ogni giorno di questi seimila e passa giorni in quel suo letto siano stati meglio di quello che ora la attende? La tua visione delle cose e della vita, o un tentativo di comprensione della sua personalità?
Io, sinceramente, dato quello che ho letto e ascoltato da certe testimonianze proprio non riesco a figurarmela "in pace" durante questi lunghissimi anni. È comodo però girare lo sguardo e non sentirsene in colpa.
Ci si chiede se avrebbe accettato di andarsene perché non nutrita, ma non ci si chiede se avrebbe accettato di stare tanti anni così, immobile, manipolata da mani altrui. Forse perché noi proiettiamo negli altri le nostre preferenze?
Chiudo con una storia che grava sulla nostra coscienza collettiva: Nuvoli era cosciente, Nuvoli non poteva muoversi, Nuvoli desiderava porre termine a quel tipo di esistenza. Ma ha dovuto farlo facendosi morire di fame e di sete, perché non gli è stata data una strada alternativa. Spegnersi di fame e di sete era per lui un male minore del permanere in quelle condizioni. Questo dà una misura di quello che sentiva e di come pensava la vita, non certo delle nostre preferenze. Forse dovremmo imparare che non siamo tutti uguali, che non tutto si risolve pensando: "cosa farei io al suo posto".
Concludo veramente: forse dovremmo anche imparare a fidarci di più dell'amore di un padre ed una madre che cercano di capire cosa avrebbe chiesto loro la figlia, e che se lo chiedono in nome di quell'amore; a chiederci se invece in quanto sconosciuti lo sappiamo davvero meglio noi di loro.
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Tuesday, February 3, 2009
Il vero sul caso di Eluana Englaro
Ho cercato di non scrivere qui del caso Eluana, anche se ho partecipato a molti forum di discussione, per non contribuire anche io alla moltiplicazione del numero delle fonti che si occupano di un caso che divide ed esaspera. Ma siamo giunti ad un momento topico perché la ragazza è stata trasferita nella clinica di Udine dove (ma abbiamo visto che i forse sono d'obbligo attorno a questo caso) si darà attuazione a varie sentenze di vari tribunali. Mi preme a questo punto sottolineare come perfino all'indomani di questo delicatissimo epilogo ci sia chi, tra le più ascoltate (perché più interpellate) fonti che si oppongono a questa risoluzione, continui ad evitare di parlare del merito della questione cruciale di questo evento, il vero spartiacque che sta determinando lo svolgersi dei fatti ed unico principio ispiratore delle sentenze sopra citate: che piaccia o meno, si sta cercando di dar corso alle volontà più volte espresse e testimoniate della ragazza prima che entrasse in quello stato vegetativo, diciassette anni fa. Che ci piaccia o meno, Eluana non concepiva il proprio corpo (nella sua accezione puramente biologica) come potenziale mezzo per consolare amici, parenti o sconosciuti, o per espiare i peccati di noi uomini mortali.
Sconcerta come nella quasi totalità dei casi chi si oppone a questo passaggio tralasci di controbattere a questo corpus centrale ed essenziale. Qui infatti nessuno vuole promuovere una soluzione da applicare a tutti i malati nelle stesse condizioni, nessuno vuole imporre a chicchessia volontà non proprie, nessuno sta cercando di accomunare tutte le persone e le famiglie in analoghe difficoltà in uno stesso destino. Nessuno sta tentando di attaccare la concezione sacra della vita di chicchessia. Si vuole solo lasciare che la natura segua il suo corso, o quello di Dio per chi crede, senza interferire: solo ed esclusivamente perché questo avrebbe desiderato la ragazza.
Ecco allora che io trovo grande ipocrisia (oltre che violenza verbale) nelle parole del signor Barragan (che non ha mai sperimentato l'essere padre né tantomeno il vedere la figlia subire un incidente tanto terribile), che si scaglia contro l'agire di un padre che da diciassette anni vede la figlia priva di coscienza e si sente incapace di dare seguito alle volontà che ella stessa espresse più volte da giovane, dandogli a tutti gli effetti dell'assassino di sua figlia - almeno implicitamente - quando afferma: "togliere ad una persona cibo ed acqua significa una cosa sola, ucciderla deliberatamente". E ancora: "se la sorte di Eluana sarà segnata tragicamente dal blocco dell'alimentazione, significa che si tratterà di un assassinio".
Dove sta l'ipocrisia? Comunque la si pensi, non credo che Barragan si stia ponendo in questa intervista più di tanto il problema di non offendere i sentimenti di padre di Beppino Englaro o di "non farlo arrabbiare". Eppure, con un salto sconcertante, nella medesima intervista, il signor Barragan finge di riscoprire i sentimenti di rabbia del padre (e finge di volerli rispettare) solo quando con un volo pindarico si rifiuta di rispondere alla vera domanda del giornalista che racchiude tutto il nucleo centrale della vicenda, senza il quale non sarebbe possibile (né auspicabile) sostenere la necessità di questo provvedimento, né comprendere le mosse del padre: la volontà espressa prima dell'incidente dalla ragazza. Nessuno può credere che, dopo aver dato implicitamente (neanche troppo) dell'assassino ad un padre, ci si possa verosimilmente preoccupare se si arrabbia; ed è quindi inevitabile concludere che invocare questo principio - proprio per rifiutarsi di rispondere alla madre di tutte le questioni (la volontà della ragazza) - si configuri come un pretesto cosciente, cinico e furbesco, di bassa lega. Leggiamo:
Domanda: Ma Beppino Englaro, il papà di Eluana, ha sempre detto che lui intende rispettare, in coscienza, la volontà della figlia che prima dell'incidente stradale di 17 anni fa più volte gli avrebbe confidato che non avrebbe voluto vivere attaccata alle macchine...
Barragan: "No, non voglio assolutamente rispondere a questa domanda, perché il signor Englaro è già tanto arrabbiato con me".
Concludo dicendo che spero che si abbassino i toni, si torni con i piedi per terra e si discuta pure della vicenda, se proprio si vuole parlarne; nei termini corretti però, cercando di comprendere le vere motivazioni sia del padre che dei giudici e domandarsi cosa avrebbe voluto la ragazza. Mi preme sottolineare come nulla di tutto questo debba in alcun modo interferire con od ostacolare gli aiuti, il sostegno (morale e materiale) che è dovuto a chi si trova in situazioni simili, ma aveva scelto di proseguire in questo percorso difficile in modo diverso. A nessuno è consentito di disprezzare deliberatamente l'altro per lo stato in cui è caduto, anche quando incapace di esprimersi. Ma non c'è pietas, non c'è solidarietà, se non c'è prima rispetto tanto per la persona e le sue condizioni quanto per le sue volontà personali sul proprio destino. Senza i nostri desideri, i nostri difetti, i nostri errori, le nostre volontà e libertà non saremmo gli individui che siamo, e pertanto non si può separare Eluana da quello che pensava e desiderava. Non si può imporre a lei il pensiero che desideriamo, perché quel pensiero non sarà mai suo ma solo nostro: si potrà forse avere il suo corpo imponendole una scelta diversa da quella che desiderava, ma mai l'essenza (o anima per chi vuole). Come non si può farlo, imporre un pensiero o una visione, a chi vuole scegliere un percorso diverso, e che va aiutato concretamente.
Sconcerta come nella quasi totalità dei casi chi si oppone a questo passaggio tralasci di controbattere a questo corpus centrale ed essenziale. Qui infatti nessuno vuole promuovere una soluzione da applicare a tutti i malati nelle stesse condizioni, nessuno vuole imporre a chicchessia volontà non proprie, nessuno sta cercando di accomunare tutte le persone e le famiglie in analoghe difficoltà in uno stesso destino. Nessuno sta tentando di attaccare la concezione sacra della vita di chicchessia. Si vuole solo lasciare che la natura segua il suo corso, o quello di Dio per chi crede, senza interferire: solo ed esclusivamente perché questo avrebbe desiderato la ragazza.
Ecco allora che io trovo grande ipocrisia (oltre che violenza verbale) nelle parole del signor Barragan (che non ha mai sperimentato l'essere padre né tantomeno il vedere la figlia subire un incidente tanto terribile), che si scaglia contro l'agire di un padre che da diciassette anni vede la figlia priva di coscienza e si sente incapace di dare seguito alle volontà che ella stessa espresse più volte da giovane, dandogli a tutti gli effetti dell'assassino di sua figlia - almeno implicitamente - quando afferma: "togliere ad una persona cibo ed acqua significa una cosa sola, ucciderla deliberatamente". E ancora: "se la sorte di Eluana sarà segnata tragicamente dal blocco dell'alimentazione, significa che si tratterà di un assassinio".
Dove sta l'ipocrisia? Comunque la si pensi, non credo che Barragan si stia ponendo in questa intervista più di tanto il problema di non offendere i sentimenti di padre di Beppino Englaro o di "non farlo arrabbiare". Eppure, con un salto sconcertante, nella medesima intervista, il signor Barragan finge di riscoprire i sentimenti di rabbia del padre (e finge di volerli rispettare) solo quando con un volo pindarico si rifiuta di rispondere alla vera domanda del giornalista che racchiude tutto il nucleo centrale della vicenda, senza il quale non sarebbe possibile (né auspicabile) sostenere la necessità di questo provvedimento, né comprendere le mosse del padre: la volontà espressa prima dell'incidente dalla ragazza. Nessuno può credere che, dopo aver dato implicitamente (neanche troppo) dell'assassino ad un padre, ci si possa verosimilmente preoccupare se si arrabbia; ed è quindi inevitabile concludere che invocare questo principio - proprio per rifiutarsi di rispondere alla madre di tutte le questioni (la volontà della ragazza) - si configuri come un pretesto cosciente, cinico e furbesco, di bassa lega. Leggiamo:
Domanda: Ma Beppino Englaro, il papà di Eluana, ha sempre detto che lui intende rispettare, in coscienza, la volontà della figlia che prima dell'incidente stradale di 17 anni fa più volte gli avrebbe confidato che non avrebbe voluto vivere attaccata alle macchine...
Barragan: "No, non voglio assolutamente rispondere a questa domanda, perché il signor Englaro è già tanto arrabbiato con me".
Concludo dicendo che spero che si abbassino i toni, si torni con i piedi per terra e si discuta pure della vicenda, se proprio si vuole parlarne; nei termini corretti però, cercando di comprendere le vere motivazioni sia del padre che dei giudici e domandarsi cosa avrebbe voluto la ragazza. Mi preme sottolineare come nulla di tutto questo debba in alcun modo interferire con od ostacolare gli aiuti, il sostegno (morale e materiale) che è dovuto a chi si trova in situazioni simili, ma aveva scelto di proseguire in questo percorso difficile in modo diverso. A nessuno è consentito di disprezzare deliberatamente l'altro per lo stato in cui è caduto, anche quando incapace di esprimersi. Ma non c'è pietas, non c'è solidarietà, se non c'è prima rispetto tanto per la persona e le sue condizioni quanto per le sue volontà personali sul proprio destino. Senza i nostri desideri, i nostri difetti, i nostri errori, le nostre volontà e libertà non saremmo gli individui che siamo, e pertanto non si può separare Eluana da quello che pensava e desiderava. Non si può imporre a lei il pensiero che desideriamo, perché quel pensiero non sarà mai suo ma solo nostro: si potrà forse avere il suo corpo imponendole una scelta diversa da quella che desiderava, ma mai l'essenza (o anima per chi vuole). Come non si può farlo, imporre un pensiero o una visione, a chi vuole scegliere un percorso diverso, e che va aiutato concretamente.
Tuesday, September 16, 2008
Tg2 sensazionale: "al Cern vogliono provare a produrre anche la materia oscura: l'antimateria, formata solo da particelle di carica elettrica negativa
Scusate il ritardo, avrei voluto scrivere questo post qualche giorno fa ma ho avuto davvero molto da fare.
Andiamo con ordine: è entrato da poco in funzione l'LHC, il Large Hadron Collider del Cern di Ginevra. Non si tratta di altro che di un nuovo acceleratore di particelle di nuova generazione, in grado di raggiungere energie su scale superiori a quelle ottenute da tutti gli acceleratori costruiti in passato. Va chiarito che non si tratta di esperimenti di nuovissima concezione in senso stretto, ma di un notevole avanzamento tecnico che è stato possibile grazie ad un investimento economico, scientifico e tecnologico senza precedenti (tanto che molti fisici che operano in altri settori ritengono che le risorse, umane ed economiche, sottratte ad altre aree della fisica siano state troppe rispetto ai progressi concreti che verranno fatti al Cern).
Vorrei rimarcare il fatto che, come accade ormai da qualche anno, di scienza ormai si parla solo in termini sensazionalistici, e non di rado manifestando una crassa ignoranza della materia. Puoi fare una scoperta che tra qualche anno ti garantirà il Nobel, ma non riceverai mai un centesimo dell'attenzione che ti sarà concessa se invece dichiari di aver trovato "l'equazione dell'amore". In campo genetico basta arrivare alla lettera m di staminali che sei già in prima pagina. Irrita poi constatare come ormai la scienza venga percepita, e peggio ancora fatta percepire (*), come un astruso passatempo per menti bizzarre, il tutto mentre al tempo stesso si lasciano maneggiare allegramente ai figli di cinque anni aggeggi di cui solo qualche decennio fa il più grande degli scienziati avrebbe ignorato i principi di funzionamento; insomma, come se fosse bizzarro voler conoscere le leggi della natura che "calpestiamo" ogni giorno, ma perfettamente "sano" avere in mano congegni che possono contribuire alla trasformazione radicale del pianeta ignorando totalmente su quali principi essi funzionino. E poi magari, da cittadini o politici ignoranti di scienza, ci viene chiesto di decidere sulle sorti del pianeta e sulle energie. Ma in base a cosa? Al gusto? O al mito?
Torniamo al fatto. Speculazioni selvagge hanno accompagnato l'entrata in funzione dell'HLC: un poco conosciuto chimico è balzato agli onori delle cronache per aver "predetto" che un tal esperimento, da effettuarsi al Cern, avrebbe causato la formazione di un buco nero che ci avrebbe lentamente risucchiati tutti (si noti che le obiezioni erano state già avanzate ed avevano ricevuto risposta da anni). Tanto è bastato: non s'è parlato d'altro.
Avrà avuto ragione quel tizio? E qui arriva la prima perla che copre una volta di più di ridicolo la stampa che tenta, malamente ma soprattutto sciattamente, di occuparsi di scienza; il 10 settembre, all'entrata in funzione del grande macchinario, tutte le più grandi testate, televisive e su carta, hanno rassicurato i fruitori di notizie: la Terra non è finita, tutto è andato bene. Peccato che, nessuno l'ha detto, quel famoso e "rischioso" esperimento non è stato affatto provato. Nada, niet, zero, nothing. Lo si farà, certamente, ma tra un po', e per adesso hanno solo "fatto correre" qualche particella. Ovviamente, come capite, è una non-notizia (quella sulla sventata fine del mondo): nessuno però si è preso la briga di controllare. Un giorno ti dicono: "lì si farà un esperimento che forse ci cancellerà". Il giorno dopo l'esperimento non è stato fatto ma ti annunciano lo stesso: "tutto è andato bene, siamo salvi".
Duh!?!
Qualcuno riesce a vederci una qualche razionalità? E professionalità?
Personalmente ne ho lette e viste di cotte e di crude in questa occasione, e all'inizio assegnare la palma non sembrava facile. Poi martedì 10 settembre, in extremis, nell'edizione serale delle 20 e 30, il Tg2 mi ha tolto d'impaccio. Intanto per riscaldamento, o come antipasto se volete, ci ha fatto sapere che "l'Uomo ha osservato e spiegato come la massa produca energia, mai il contrario." Ovviamente non è vero, nemmeno lontanamente (s'è fatto entrambe le cose). E allora uno si chiede perché, piuttosto che dare una notizia di cui è vero il contrario, un tg nazionale, pubblico, seguito da milioni di cittadini, non abbia preferito, semplicemente, starsene zitto.
Ma ecco che poco dopo è arrivato il vero effetto speciale, il main course della giornata:
"Al Cern vogliono provare a produrre anche la materia oscura: l'antimateria resa celebre da film e libri di fantascienza, formata solo da particelle di carica elettrica negativa, al contrario di quelle che formano il mondo a cui siamo abituati." (edizione 20:30 del Tg2, 10/09/08, h 20:53 circa)
Chiunque abbia una minima, dico minima erudizione in cose di fisica starà già strabuzzando gli occhi incredulo. Ragazzi, non c'è una, una sola, di queste frasi, che dica mezza, anzi un quarto, di cosa corretta o sensata. La materia oscura non è affatto l'antimateria (tra l'altro l'antimateria è stata osservata già dagli anni '30 del secolo scorso). Peggio: non c'entra proprio un cavolo con essa. L'antimateria inoltre non è formata da particelle di carica elettrica negativa: essa può avere l'una carica oppure quella opposta. Per esempio il positrone è antimateria, ed ha carica positiva, mentre l'anti-protone è antimateria, ma ha carica negativa. Se potessi parafrasare in termini più familiari, è un po' come se un tg nazionale avesse così descritto gli OGM:
"Vogliono provare a produrre ortaggi transgenici: i suini resi celebri da film e libri di favole, formati solo da concimi naturali, al contrario di quelli che formano il mondo a cui siamo abituati".
Non solo si sono mischiate cose che non c'entrano nulla, ma le cose dette non hanno alcun senso. Eppure è normale, nell'Italia di oggi, nel mondo "civile" di oggi, avere un tg nazionale, pubblico, pagato dalla gente, che dovrebbe promuovere e diffondere "informazione" e conoscenza, navigare su acque così basse senza che nessuno batta ciglio. Torno a chiedermi: perché, consapevoli della propria ignoranza, socraticamente, i redattori non hanno più semplicemente deciso di non fare nessun servizio? Che necessità avevano di fare un servizio se non avevano la più vaga idea, e l'hanno ben dimostrato, di che cosa si parlasse? Perché insistere nel farlo, al prezzo di dire cretinate bestiali a milioni di telespettatori? Solo perché il 10 settembre ciò era di moda? Meglio il silenzio assoluto che la non richiesta, e non necessaria, promozione dell'ignoranza su scala nazionale. A chi giova?
Che tristezza.
(*) Caro Merlo: ciò che distinse Charles Wilson non fu l'essere ossessionato dalle nuvole e basta, come tanti nell'antichità, ma il fatto che a differenza di quelli egli non si accontentò di pretendere che esse fossero opera degli aliti di dragoni ma, appunto per questo, decise di "toccarle con mano". Ed è proprio il voler "toccare con mano" degli scienziati a renderli l'opposto di quel che lei propone: bizzarri proponenti di miti. E mi consenta di farle notare che scientifici erano anche i "miti" eliocentrici precristiani: sempre duro colpo per l'orgoglio "cristiano" è verificare, leggendo, che secoli prima di Cristo qualcuno misurò con assoluta correttezza di metodo che il sole era più grande della terra e, per questo, si rese conto che, essendo più "influente", ci si doveva aspettare che fosse la terra a ruotare intorno ad esso e non il viceversa. Infine le chiedo le fonti delle sue affermazioni su quello strano progetto che Lei attribuisce a Leo Szilard: sembra proprio che sia una leggenda, ma spero che non sia stato Lei ad inventarla.
Andiamo con ordine: è entrato da poco in funzione l'LHC, il Large Hadron Collider del Cern di Ginevra. Non si tratta di altro che di un nuovo acceleratore di particelle di nuova generazione, in grado di raggiungere energie su scale superiori a quelle ottenute da tutti gli acceleratori costruiti in passato. Va chiarito che non si tratta di esperimenti di nuovissima concezione in senso stretto, ma di un notevole avanzamento tecnico che è stato possibile grazie ad un investimento economico, scientifico e tecnologico senza precedenti (tanto che molti fisici che operano in altri settori ritengono che le risorse, umane ed economiche, sottratte ad altre aree della fisica siano state troppe rispetto ai progressi concreti che verranno fatti al Cern).
Vorrei rimarcare il fatto che, come accade ormai da qualche anno, di scienza ormai si parla solo in termini sensazionalistici, e non di rado manifestando una crassa ignoranza della materia. Puoi fare una scoperta che tra qualche anno ti garantirà il Nobel, ma non riceverai mai un centesimo dell'attenzione che ti sarà concessa se invece dichiari di aver trovato "l'equazione dell'amore". In campo genetico basta arrivare alla lettera m di staminali che sei già in prima pagina. Irrita poi constatare come ormai la scienza venga percepita, e peggio ancora fatta percepire (*), come un astruso passatempo per menti bizzarre, il tutto mentre al tempo stesso si lasciano maneggiare allegramente ai figli di cinque anni aggeggi di cui solo qualche decennio fa il più grande degli scienziati avrebbe ignorato i principi di funzionamento; insomma, come se fosse bizzarro voler conoscere le leggi della natura che "calpestiamo" ogni giorno, ma perfettamente "sano" avere in mano congegni che possono contribuire alla trasformazione radicale del pianeta ignorando totalmente su quali principi essi funzionino. E poi magari, da cittadini o politici ignoranti di scienza, ci viene chiesto di decidere sulle sorti del pianeta e sulle energie. Ma in base a cosa? Al gusto? O al mito?
Torniamo al fatto. Speculazioni selvagge hanno accompagnato l'entrata in funzione dell'HLC: un poco conosciuto chimico è balzato agli onori delle cronache per aver "predetto" che un tal esperimento, da effettuarsi al Cern, avrebbe causato la formazione di un buco nero che ci avrebbe lentamente risucchiati tutti (si noti che le obiezioni erano state già avanzate ed avevano ricevuto risposta da anni). Tanto è bastato: non s'è parlato d'altro.
Avrà avuto ragione quel tizio? E qui arriva la prima perla che copre una volta di più di ridicolo la stampa che tenta, malamente ma soprattutto sciattamente, di occuparsi di scienza; il 10 settembre, all'entrata in funzione del grande macchinario, tutte le più grandi testate, televisive e su carta, hanno rassicurato i fruitori di notizie: la Terra non è finita, tutto è andato bene. Peccato che, nessuno l'ha detto, quel famoso e "rischioso" esperimento non è stato affatto provato. Nada, niet, zero, nothing. Lo si farà, certamente, ma tra un po', e per adesso hanno solo "fatto correre" qualche particella. Ovviamente, come capite, è una non-notizia (quella sulla sventata fine del mondo): nessuno però si è preso la briga di controllare. Un giorno ti dicono: "lì si farà un esperimento che forse ci cancellerà". Il giorno dopo l'esperimento non è stato fatto ma ti annunciano lo stesso: "tutto è andato bene, siamo salvi".
Duh!?!
Qualcuno riesce a vederci una qualche razionalità? E professionalità?
Personalmente ne ho lette e viste di cotte e di crude in questa occasione, e all'inizio assegnare la palma non sembrava facile. Poi martedì 10 settembre, in extremis, nell'edizione serale delle 20 e 30, il Tg2 mi ha tolto d'impaccio. Intanto per riscaldamento, o come antipasto se volete, ci ha fatto sapere che "l'Uomo ha osservato e spiegato come la massa produca energia, mai il contrario." Ovviamente non è vero, nemmeno lontanamente (s'è fatto entrambe le cose). E allora uno si chiede perché, piuttosto che dare una notizia di cui è vero il contrario, un tg nazionale, pubblico, seguito da milioni di cittadini, non abbia preferito, semplicemente, starsene zitto.
Ma ecco che poco dopo è arrivato il vero effetto speciale, il main course della giornata:
"Al Cern vogliono provare a produrre anche la materia oscura: l'antimateria resa celebre da film e libri di fantascienza, formata solo da particelle di carica elettrica negativa, al contrario di quelle che formano il mondo a cui siamo abituati." (edizione 20:30 del Tg2, 10/09/08, h 20:53 circa)
Chiunque abbia una minima, dico minima erudizione in cose di fisica starà già strabuzzando gli occhi incredulo. Ragazzi, non c'è una, una sola, di queste frasi, che dica mezza, anzi un quarto, di cosa corretta o sensata. La materia oscura non è affatto l'antimateria (tra l'altro l'antimateria è stata osservata già dagli anni '30 del secolo scorso). Peggio: non c'entra proprio un cavolo con essa. L'antimateria inoltre non è formata da particelle di carica elettrica negativa: essa può avere l'una carica oppure quella opposta. Per esempio il positrone è antimateria, ed ha carica positiva, mentre l'anti-protone è antimateria, ma ha carica negativa. Se potessi parafrasare in termini più familiari, è un po' come se un tg nazionale avesse così descritto gli OGM:
"Vogliono provare a produrre ortaggi transgenici: i suini resi celebri da film e libri di favole, formati solo da concimi naturali, al contrario di quelli che formano il mondo a cui siamo abituati".
Non solo si sono mischiate cose che non c'entrano nulla, ma le cose dette non hanno alcun senso. Eppure è normale, nell'Italia di oggi, nel mondo "civile" di oggi, avere un tg nazionale, pubblico, pagato dalla gente, che dovrebbe promuovere e diffondere "informazione" e conoscenza, navigare su acque così basse senza che nessuno batta ciglio. Torno a chiedermi: perché, consapevoli della propria ignoranza, socraticamente, i redattori non hanno più semplicemente deciso di non fare nessun servizio? Che necessità avevano di fare un servizio se non avevano la più vaga idea, e l'hanno ben dimostrato, di che cosa si parlasse? Perché insistere nel farlo, al prezzo di dire cretinate bestiali a milioni di telespettatori? Solo perché il 10 settembre ciò era di moda? Meglio il silenzio assoluto che la non richiesta, e non necessaria, promozione dell'ignoranza su scala nazionale. A chi giova?
Che tristezza.
(*) Caro Merlo: ciò che distinse Charles Wilson non fu l'essere ossessionato dalle nuvole e basta, come tanti nell'antichità, ma il fatto che a differenza di quelli egli non si accontentò di pretendere che esse fossero opera degli aliti di dragoni ma, appunto per questo, decise di "toccarle con mano". Ed è proprio il voler "toccare con mano" degli scienziati a renderli l'opposto di quel che lei propone: bizzarri proponenti di miti. E mi consenta di farle notare che scientifici erano anche i "miti" eliocentrici precristiani: sempre duro colpo per l'orgoglio "cristiano" è verificare, leggendo, che secoli prima di Cristo qualcuno misurò con assoluta correttezza di metodo che il sole era più grande della terra e, per questo, si rese conto che, essendo più "influente", ci si doveva aspettare che fosse la terra a ruotare intorno ad esso e non il viceversa. Infine le chiedo le fonti delle sue affermazioni su quello strano progetto che Lei attribuisce a Leo Szilard: sembra proprio che sia una leggenda, ma spero che non sia stato Lei ad inventarla.
Sunday, March 9, 2008
La porta dell'anima (s'è chiusa). Prima parte
A grande richiesta (del papa) prosegue l'auspicato confronto tra la (sua) fede e la ragione (commenti e critiche vanno intesi nella loro specificità di analisi delle convinzioni di chi si professa unico e infallibile interprete del messaggio di Gesù, non al concetto di fede nella sua generalità, cristiana e non). Prendo spunto da un libro scritto da tal teologo Vito Mancuso, il quale (ho letto) sta avendo grande successo di vendite (per questo genere di contenuto) con il suo libro: "L'anima e il suo destino". Ritornerò tra poco sul concetto di "anima", ma prima mi preme di mettere in evidenza un commento critico da parte di Bruno Forte, un arcivescovo:
"Io penso - afferma l'autore - che l'esercizio della ragione sia l'unica condizione perché il discorso su Dio oggi possa sussistere legittimamente come discorso sulla verità" ([pag.] 315). Il problema è di quale ragione si parla: quella totalizzante della modernità, che ha prodotto tanta violenza nelle sue espressioni ideologiche? O quella che il Logos creatore ha impresso come immagine divina nella creatura capax Dei?
Ah ecco, e qui finalmente ci siamo, questo si intende per dialogo tra un tipo di ragione e il loro tipo di ragione: che la premessa è (parafrasando) "tenete comunque conto che la vostra ragione porta a morte e distruzione, il nostro pensiero no". Sarebbe troppo lungo qui analizzare l'onestà intellettuale di un arcivescovo della Chiesa cattolica, con i duemila anni di storia alle spalle a testominanza di come il "Logos creatore" non abbia mai portato (pare) a forme di "violenza nelle sue espressioni ideologiche", che abbia l'ardire di proporre questo concetto. Mi preme però far notare come ora sia chiaro cosa volesse dire Ratzinger quando da cardinale pronunciò quel famoso discorso su Galileo, citando Feyerabend. Molti, tra cui anche Giorgio Israel, si sono presi la briga di contestare l'interpretazione letterale che ne diedero i 67 firmatari della famosa lettera. Eppure poche frasi dopo, Ratzinger richiamò anche le parole di Von Weizsacker che esprimono proprio questo concetto espresso da Bruno Forte (da Galileo si passa inevitabilmente alla bomba atomica). Perché allora non la smettiamo con le ipocrisie? Perché non la smettiamo di dire una cosa molto chiara, magari citando per comodità un altro, e fare finta che se ne è detta un'altra quando si viene contestati, e si starebbe invece dialogando? Che dialogo è quello di due persone in cui una dice all'altra, come premessa fondamentale, che l'idea che l'altro difende porta inevitabilmente a violenza? (Ovviamente sarebbe troppo complicato far notare a questi intellettuali che fu un presidente degli Stati Uniti, e non uno scienziato, a premere il pulsante della bomba, e che decine e decine di capi di quello stato e di altri stati non lo hanno premuto, pur avendo l'arma e il grilletto nelle mani. La Storia e l'Uomo c'entreranno mica qualcosa? Sarebbe ancora più difficile forse convincere questi intellettuali che gli atomi hanno energia che ci vada a genio o no, anche se a noi non piace guardare nel cannocchiale, e che qualcuno prima o poi se ne sarebbe accorto, come ci si è accorti che il fuoco scotta)
Il resto dell'articolata critica di Forte la trovo scarna e intellettualmente povera. Al Mancuso, che tenta di proporre una discussione articolata in cui almeno tenta, a suo modo, di non postulare troppe "verità", gli viene contrapposto, nella sostanza, un unico argomento (il più classico argomento per autoriità). L'unico tema che Forte contrappone a Mancuso è: siccome San Paolo dice così e cosà, e siccome il papa decreta questo e quest'altro, allora Mancuso è in errore. Non c'è nessuna argomentazione propositiva, nessuna dialettica costruttiva. Ogni volta che Mancuso propone un dubbio, la risposta è "non è così perché è un dogma che non sia così". Viene invocato persino Kant. Siccome esiste la sofferenza, è il discorso nella sostanza, allora esiste il peccato originale. È gioco da ragazzi rivoltare questo concetto e spiegare la vera logica implicita di Forte: siccome un Dio buono è incompatibile con la sofferenza che vediamo, allora non possiamo dare la colpa a Dio, e pertanto il male è comunque opera nostra. Tutto il bene è opera di Dio, tutto il male è opera nostra. Una via di fuga un po' fanciullesca da queste problematiche, un po' infantile: si trasforma un interrogativo esistenziale che pone in discussione la bontà di Dio e lo mette a dura prova affermando, senza prove, che Dio in quella sofferenza non ha nesusna colpa. Spesso mi sono giustificato in questo modo nella mia infanzia: se facevo qualcosa di sbagliato non era mai colpa mia, era solo merito mio se facevo qualcosa di giusto. Le autorità ecclesiastiche si affannano per correre in soccorso di Dio (ne è orgoglioso? Lo ha chiesto loro?), sollevandolo dalle colpe, ma lasciandogli i meriti.
A ben vedere però questa natura "malvagia" e questa condizione di sofferenza dell'Uomo si manifestano in età adulta: pochi neonati sembrano esserne afflitti, soprattutto difficile sarebbe vedere in loro questa malvagità; eppure nascono col peccato originale anche loro. Per converso uomini adulti e battezzati, cui è stato quindi rimesso questo peccato originale, sono ancora in grado talvolta sia di soffrire per la loro condizione di uomini che di essere malvagi(*).
Viene legittimamente il dubbio che questa insistenza sulla storia del peccato originale sia un metodo per giustificarsi con se stessi degli errori che si commettono, piuttosto che un incentivo a migliorare la propria natura. Se infatti la colpa del male che vediamo è di una coppia che è vissuta in un'era imprecisata del passato, a poco vale tentare di contrastare la parte cattiva di noi. Ed in effetti notiamo che Gesù avrebbe rimesso da questa colpa, lasciando comunque che tutti gli esseri umani nati prima di lui non potessero salvarsi. Al tempo stesso chi da Gesù è stato salvato può ancora essere malvagio, nonostante tutto, e Adamo ed Eva continuano a rispondere del loro crimine, nonostante Gesù. Se poi hai la sfortuna di nascere in un luogo dove per tutta la vita non vieni nemmeno a conoscenza del nome "Gesù" prima di morire, come può succedere ancora oggi a miliardi di esseri umani, sei ugualmente spacciato, estromesso da questa riscossa da quel peccato originale. Puoi essere felice, puoi non aver riconosciuto il male "kantiano", puoi dedicarti tutta la vita a fare del bene, o essere un disgraziato: se sei nato nel posto sbagliato non lo sai, ma Gesù non aveva nessun progetto per te. Ma così deve essere, non c'è via di scampo secondo Bruno Forte, perché l'alternativa sarebbe rinnegare Paolo, o il papa, e quindi Mancuso non può che essere in errore, come tutti noi.
Nel prossimo intervento analizzerò critiche mosse da altri sul contenuto del libro. Infine tratterò brevemente il problema del discutere dell'anima. Mi preme qui precisare che con questa mia discussione non sto confutando la fede in Gesù in sé e per sé, ma ponendo degli interrogativi non banali a chi sembra avere una risposta univoca e d'autorità a tutto, ma al tempo stesso insiste nel dirci che stia dialogando. Mi preme scoprire se l'argomentazione in risposta ai miei quesiti può venire da considerazioni che non siano solo ed esclusivamente sulla falsariga del "rassegniamoci perché è così", senza lasciare spazio a qualunque altro modo di sentirsi cristiani. Infine sapere se ispirarsi intimamente, pienamente e nelle proprie azioni alla figura di Gesù e ai suoi propositi, senza credere nella soprannaturalità, sia viatico sicuro verso la dannazione eterna. Il che, tra le altre cose, dissolverebbe d'un colpo l'argomentazione controversa che viene spesso proposta: che non esista buon insegnamento morale di comportamento pratico al di fuori di quello di Gesù. La dissolverebbe in virtù del fatto che agire per il bene giusto non basterebbe, senza che si creda anche al soprannaturale, dimsotrando che alla Chiesa sta a cuore più la fede in se stessa che il bene "morale" condiviso, nonostante intervenga pubblicamente sostenendo l'esatto opposto.
(*) È tipico obiettare che chi non si libera dal peccato non si è sinceramente convertito a Gesù. Questa spiegazione tuttavia si serve di una postulato identico al precedente per spiegare la contraddizione logica, ovverossia che da Dio può avere origine solo il bene, e il male solo dall'Uomo. È un argomento circolare perché giustificherebbe qualunque tipo di realtà osservabile in qualunque universo alternativo, qualunque comportamento gli esseri viventi di quell'universo mantenessero, qualunque grado di crudeltà manifestassero, qualunque cosa credessero e professassero, qualunque Dio si postulasse: quel Dio resterebbe intrinsecamente buono, indipendentemente dalle azioni di chiunque, e dalla natura di chiunque.
"Io penso - afferma l'autore - che l'esercizio della ragione sia l'unica condizione perché il discorso su Dio oggi possa sussistere legittimamente come discorso sulla verità" ([pag.] 315). Il problema è di quale ragione si parla: quella totalizzante della modernità, che ha prodotto tanta violenza nelle sue espressioni ideologiche? O quella che il Logos creatore ha impresso come immagine divina nella creatura capax Dei?
Ah ecco, e qui finalmente ci siamo, questo si intende per dialogo tra un tipo di ragione e il loro tipo di ragione: che la premessa è (parafrasando) "tenete comunque conto che la vostra ragione porta a morte e distruzione, il nostro pensiero no". Sarebbe troppo lungo qui analizzare l'onestà intellettuale di un arcivescovo della Chiesa cattolica, con i duemila anni di storia alle spalle a testominanza di come il "Logos creatore" non abbia mai portato (pare) a forme di "violenza nelle sue espressioni ideologiche", che abbia l'ardire di proporre questo concetto. Mi preme però far notare come ora sia chiaro cosa volesse dire Ratzinger quando da cardinale pronunciò quel famoso discorso su Galileo, citando Feyerabend. Molti, tra cui anche Giorgio Israel, si sono presi la briga di contestare l'interpretazione letterale che ne diedero i 67 firmatari della famosa lettera. Eppure poche frasi dopo, Ratzinger richiamò anche le parole di Von Weizsacker che esprimono proprio questo concetto espresso da Bruno Forte (da Galileo si passa inevitabilmente alla bomba atomica). Perché allora non la smettiamo con le ipocrisie? Perché non la smettiamo di dire una cosa molto chiara, magari citando per comodità un altro, e fare finta che se ne è detta un'altra quando si viene contestati, e si starebbe invece dialogando? Che dialogo è quello di due persone in cui una dice all'altra, come premessa fondamentale, che l'idea che l'altro difende porta inevitabilmente a violenza? (Ovviamente sarebbe troppo complicato far notare a questi intellettuali che fu un presidente degli Stati Uniti, e non uno scienziato, a premere il pulsante della bomba, e che decine e decine di capi di quello stato e di altri stati non lo hanno premuto, pur avendo l'arma e il grilletto nelle mani. La Storia e l'Uomo c'entreranno mica qualcosa? Sarebbe ancora più difficile forse convincere questi intellettuali che gli atomi hanno energia che ci vada a genio o no, anche se a noi non piace guardare nel cannocchiale, e che qualcuno prima o poi se ne sarebbe accorto, come ci si è accorti che il fuoco scotta)
Il resto dell'articolata critica di Forte la trovo scarna e intellettualmente povera. Al Mancuso, che tenta di proporre una discussione articolata in cui almeno tenta, a suo modo, di non postulare troppe "verità", gli viene contrapposto, nella sostanza, un unico argomento (il più classico argomento per autoriità). L'unico tema che Forte contrappone a Mancuso è: siccome San Paolo dice così e cosà, e siccome il papa decreta questo e quest'altro, allora Mancuso è in errore. Non c'è nessuna argomentazione propositiva, nessuna dialettica costruttiva. Ogni volta che Mancuso propone un dubbio, la risposta è "non è così perché è un dogma che non sia così". Viene invocato persino Kant. Siccome esiste la sofferenza, è il discorso nella sostanza, allora esiste il peccato originale. È gioco da ragazzi rivoltare questo concetto e spiegare la vera logica implicita di Forte: siccome un Dio buono è incompatibile con la sofferenza che vediamo, allora non possiamo dare la colpa a Dio, e pertanto il male è comunque opera nostra. Tutto il bene è opera di Dio, tutto il male è opera nostra. Una via di fuga un po' fanciullesca da queste problematiche, un po' infantile: si trasforma un interrogativo esistenziale che pone in discussione la bontà di Dio e lo mette a dura prova affermando, senza prove, che Dio in quella sofferenza non ha nesusna colpa. Spesso mi sono giustificato in questo modo nella mia infanzia: se facevo qualcosa di sbagliato non era mai colpa mia, era solo merito mio se facevo qualcosa di giusto. Le autorità ecclesiastiche si affannano per correre in soccorso di Dio (ne è orgoglioso? Lo ha chiesto loro?), sollevandolo dalle colpe, ma lasciandogli i meriti.
A ben vedere però questa natura "malvagia" e questa condizione di sofferenza dell'Uomo si manifestano in età adulta: pochi neonati sembrano esserne afflitti, soprattutto difficile sarebbe vedere in loro questa malvagità; eppure nascono col peccato originale anche loro. Per converso uomini adulti e battezzati, cui è stato quindi rimesso questo peccato originale, sono ancora in grado talvolta sia di soffrire per la loro condizione di uomini che di essere malvagi(*).
Viene legittimamente il dubbio che questa insistenza sulla storia del peccato originale sia un metodo per giustificarsi con se stessi degli errori che si commettono, piuttosto che un incentivo a migliorare la propria natura. Se infatti la colpa del male che vediamo è di una coppia che è vissuta in un'era imprecisata del passato, a poco vale tentare di contrastare la parte cattiva di noi. Ed in effetti notiamo che Gesù avrebbe rimesso da questa colpa, lasciando comunque che tutti gli esseri umani nati prima di lui non potessero salvarsi. Al tempo stesso chi da Gesù è stato salvato può ancora essere malvagio, nonostante tutto, e Adamo ed Eva continuano a rispondere del loro crimine, nonostante Gesù. Se poi hai la sfortuna di nascere in un luogo dove per tutta la vita non vieni nemmeno a conoscenza del nome "Gesù" prima di morire, come può succedere ancora oggi a miliardi di esseri umani, sei ugualmente spacciato, estromesso da questa riscossa da quel peccato originale. Puoi essere felice, puoi non aver riconosciuto il male "kantiano", puoi dedicarti tutta la vita a fare del bene, o essere un disgraziato: se sei nato nel posto sbagliato non lo sai, ma Gesù non aveva nessun progetto per te. Ma così deve essere, non c'è via di scampo secondo Bruno Forte, perché l'alternativa sarebbe rinnegare Paolo, o il papa, e quindi Mancuso non può che essere in errore, come tutti noi.
Nel prossimo intervento analizzerò critiche mosse da altri sul contenuto del libro. Infine tratterò brevemente il problema del discutere dell'anima. Mi preme qui precisare che con questa mia discussione non sto confutando la fede in Gesù in sé e per sé, ma ponendo degli interrogativi non banali a chi sembra avere una risposta univoca e d'autorità a tutto, ma al tempo stesso insiste nel dirci che stia dialogando. Mi preme scoprire se l'argomentazione in risposta ai miei quesiti può venire da considerazioni che non siano solo ed esclusivamente sulla falsariga del "rassegniamoci perché è così", senza lasciare spazio a qualunque altro modo di sentirsi cristiani. Infine sapere se ispirarsi intimamente, pienamente e nelle proprie azioni alla figura di Gesù e ai suoi propositi, senza credere nella soprannaturalità, sia viatico sicuro verso la dannazione eterna. Il che, tra le altre cose, dissolverebbe d'un colpo l'argomentazione controversa che viene spesso proposta: che non esista buon insegnamento morale di comportamento pratico al di fuori di quello di Gesù. La dissolverebbe in virtù del fatto che agire per il bene giusto non basterebbe, senza che si creda anche al soprannaturale, dimsotrando che alla Chiesa sta a cuore più la fede in se stessa che il bene "morale" condiviso, nonostante intervenga pubblicamente sostenendo l'esatto opposto.
(*) È tipico obiettare che chi non si libera dal peccato non si è sinceramente convertito a Gesù. Questa spiegazione tuttavia si serve di una postulato identico al precedente per spiegare la contraddizione logica, ovverossia che da Dio può avere origine solo il bene, e il male solo dall'Uomo. È un argomento circolare perché giustificherebbe qualunque tipo di realtà osservabile in qualunque universo alternativo, qualunque comportamento gli esseri viventi di quell'universo mantenessero, qualunque grado di crudeltà manifestassero, qualunque cosa credessero e professassero, qualunque Dio si postulasse: quel Dio resterebbe intrinsecamente buono, indipendentemente dalle azioni di chiunque, e dalla natura di chiunque.
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Saturday, February 23, 2008
Ferrara dalla Bignardi
Io mi chiedo come possa autodefinirsi razionale una persona che prima professa che anche chi è destinato a soffire deve comunque nascere, e poi attacca le idee di Veronesi, uno che ha dedicato la propria intera vita a rendere quelle vite meno malate, sostenendo che per Veronesi la vita umana non conta quasi nulla.
Come si faccia ad attaccare la "tecnoscienza" in virtù del fatto che (secondo lui) essa tenta di impossessarsi della vita delle persone, e poi essere dell'idea che soggiocarsi alla "tecnoscienza" sia un obbligo morale inderogabile, fino all'ultimo alito (spontaneo o artificialmente indotto) di vita.
Come si faccia ad essere contrari all'aborto e al tempo stesso al metodo più efficace che esista al mondo per evitarlo: gli anticoncezionali.
Come si faccia a celebrare le scoperte della genetica dal '46 a oggi riguardo la comprensione del Dna e del processo vitale e poi deriderla quando essa constata che tutte le specie sono apparentate.
Come si faccia a dire di aver desiderato collegarsi a una lista cui partecpiano i leghisti e poi sostenere che per trentotto mesi lo Stato dovrebbe aiutare economicamente le donne immigrate per crescere i loro figli.
Come si faccia a proclamare giornali come l'Avvenire come illuminati, e ad accogliere ben volentieri l'ingerenza clericale, e poi rinfacciare alla giornalista (laica e contro le ingerenze) e non a se stesso il fatto di chiamare in causa un articolo critico nei propri confronti.
Infine la Bignardi non gli ha fatto la domanda principale, quando all'inizio l'uomo insisteva che la colpa di tutto è del maschio che non lascia spazio alla cultura femminile: perché allora non ha dato l'esempio facendo guidare la sua battaglia a una donna?
Ah, se razionalità significasse ancora davvero quello che vuole dire...
Come si faccia ad attaccare la "tecnoscienza" in virtù del fatto che (secondo lui) essa tenta di impossessarsi della vita delle persone, e poi essere dell'idea che soggiocarsi alla "tecnoscienza" sia un obbligo morale inderogabile, fino all'ultimo alito (spontaneo o artificialmente indotto) di vita.
Come si faccia ad essere contrari all'aborto e al tempo stesso al metodo più efficace che esista al mondo per evitarlo: gli anticoncezionali.
Come si faccia a celebrare le scoperte della genetica dal '46 a oggi riguardo la comprensione del Dna e del processo vitale e poi deriderla quando essa constata che tutte le specie sono apparentate.
Come si faccia a dire di aver desiderato collegarsi a una lista cui partecpiano i leghisti e poi sostenere che per trentotto mesi lo Stato dovrebbe aiutare economicamente le donne immigrate per crescere i loro figli.
Come si faccia a proclamare giornali come l'Avvenire come illuminati, e ad accogliere ben volentieri l'ingerenza clericale, e poi rinfacciare alla giornalista (laica e contro le ingerenze) e non a se stesso il fatto di chiamare in causa un articolo critico nei propri confronti.
Infine la Bignardi non gli ha fatto la domanda principale, quando all'inizio l'uomo insisteva che la colpa di tutto è del maschio che non lascia spazio alla cultura femminile: perché allora non ha dato l'esempio facendo guidare la sua battaglia a una donna?
Ah, se razionalità significasse ancora davvero quello che vuole dire...
Aggiornamento - Carlucci, Maiani, Glashow
Alcuni aggiornamenti dopo il mio precedente post riguardo Maiani (scritto prima che la Carlucci scrivesse una lettera aperta a Romano Prodi). Il nobel Glashow ha scritto a Prodi come stanno veramente le cose. La Carlucci ha replicato. Glashow ha controreplicato. Tra le altre cose troviamo anche una spiegazione del terzo autore del famoso articolo GIM. Infine, anche un altro dei personaggi chiamati in causa in questa storia smentisce con fermezza le falsità riportate. Non credo ci sia da aggiungere altro.
Thursday, February 14, 2008
Sette contro uno, un paese sicuro
Giungo un'altra volta in ritardo sulla notizia. Volutamente, perché preferisco soppesare i fatti per non accendere troppo gli animi. Sono tra quelli che sono rimasti allibiti dalla forza bruta utilizzata qualche giorno fa dalla polizia all'interno del policlinico Federico II di Napoli, dove c'era il sospetto che si stesse consumando un infanticidio (o feticidio), sospetto dovuto ad una segnalazione anonima. Colpiscono vari aspetti: il numero di agenti; l'aver interrogato la donna quando ancora doveva riprendersi dall'anestesia (ma per curiosità, gli agenti ritenevano che comunque quelle dichiarazioni avessero valore giuridico? Io quando sono uscito da un'anestesia avrei affermato di tutto e di più sull'esistenza di Babbo Natale); l'aver sequestrato il feto abortito; stupisce anche che si dia tanto solerte e incondizionato credito ad una segnalazione che riguardava comunque una struttura pubblica molto rinomata e sempre ottemperante alle leggi italiane. Per completezza devo riportare la "difesa" da parte delle nostre autorità pubbliche per spiegare perché abbiano agito con tanta forza e solerzia contro un'altro ente di pubblica utilità. Ieri veniva chiarito che si era trattato di:
Un "atto doveroso, vista la denuncia fatta alla polizia. Bisognava appurare se i fatti fossero conformi alla legge". Nella Procura partenopea retta da Giovandomenico Lepore c'è compatezza nel sottolineare come quanto disposto per gli accertamenti sul caso di aborto terapeutico sia stato nelle regole, con personale femminile impiegato per ascoltare la donna, e come le modalità dell'operazione non abbiano richiesto che 35 minuti di presenza delle forze dell'ordine nella struttura sanitaria. Questo pomeriggio il pm Vittorio Russo, di turno al momento della segnalazione anonima, ascolterà l'ispettrice che ha sottoposto a varie domande la donna dopo l'aborto, e poi, solo quando gli saranno comunicati i risultati dell'autopsia, deciderà di riascoltare la protagonista di questa scelta dolorosa. Al momento, infatti, secondo quento trapela, la documentazione acquisita conferma che la procedura abortiva è stata messa in pratica nei termini di legge.
Oggi il procuratore capo di Napoli precisa di nuovo che:
La polizia si è mossa dopo una segnalazione: "era un telefonata anonima, non ha fornito nome e cognome ma era talmente circostanziata che non appariva infondata". Lo ha dichiarato il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore intervenendo a Radio 24 e parlando della vicenda avvenuta al Policlinico di Napoli. "La telefonata proveniva dall'interno del Policlinico - ha detto Lepore, - al telefono era un uomo, potrebbe essere un infermiere. Indicava la presenza di una donna in una precisa stanza del Policlinico chiusa in bagno per abortire" ha spiegato, aggiungendo: "Ora verrà identificato".
Mi conforta sapere che abbiamo qualche speranza che qualcuno verrà, io spero, denunciato per simulazione di reato. Nella sostanza l'argomento difensivo è: "la denuncia era sì anonima, ma è stata creduta perché circostanziata". Purtroppo al procuratore capo sfugge di capire del perché di tanta mobilitazione (non voglio entrare nel merito della discussione sui casi speciali nei quali la polizia può effettivamente intervenire senza mandato). Quello che ci lascia tutti basiti è che se è vero quel che si racconta, allora dobbiamo concludere che sette agenti di polizia siano necessari per fare qualcosa per fermare UNA donna sola e chiusa in un bagno. Sette agenti è un numero uguale o maggiore di molti gruppi speciali, di quelli che sono in grado da soli di stanare e neutralizzare cellule terroristiche, gruppi sovverisivi, criminali che tengono ostaggi. Un numero da vera e propria azione anticrimine di neutralizzazione di gruppi armati e coesi. Non suona pazzesca questa cosa? Cioè, gli agenti hanno creduto alla sincerità della telefonata, ovverossia erano convinti che avrebbero trovato una donna chiusa sola in bagno, e per fermarla si sono presentati in sette?
Aggiungo che l'altra cosa che sfugge al procuratore è che poi, mi pare di capire, si fosse verificato che si era trattato di simulazione di reato da parte di chi aveva fatto la telefonata. Nonostante ciò sono state sequestrate non solo le cartelle cliniche, ma addirittura il feto (mi raccapriccia perché psicologicamente mi fa venire in mente l'immagine di agenti che lasciano l'ospedale con il loro trofeo, avvolto in un panno). Era neccessario? Faccio fatica, davvero, ad immaginare agenti, per esempio, che a seguito di una segnalazione anonima per la presenza di una bomba in una struttura pubblica arrivino, verifichino che si è trattato di un falso, ma sequestrino lo stesso tutti i registri e ogni cosa utile. E parliamo di una bomba, che può uccidere decine di persone, non di una mamma chiusa in bango con un feto.
Questo sfugge al procuratore. Il clamore non è stato generato dal fatto che alcuni agenti siano andati a verificare (con cautela) una circostanza, potenzialmente reato, a seguito di una sgenalazione. Ma il fatto che sia andato un drappello, e abbia fatto quel che ha fatto, incalzando persino una donna che rientrava da una operazione chirurgica ed ancora parzialmente sotto l'effetto dell'anestesia (se non è interrogazione con metodi violenti questa!), continuando a tenere da conto una telefonata anonima anche dopo aver verificato la falsità della stessa, e che nessuna donna era chiusa in bagno ed anzi una stava uscendo dalla sala operatoria. Tutto ciò non c'entra nulla col fatto che un anonimo abbia fatto una segnalazione, e qualcuno sia accorso. Va molto, ma molto oltre, in un paese che vuole farsi proteggere dalle forze dell'ordine, ma vuole anche dirsi civile. Mi chiedo anche, e ne dubito, se gli agenti abbiano seguito le procedure a norma di legge durante il blitz.
Leggo ora che il Pm Russo afferma che l'anonimo non era in realtà un anonimo (pazzesco!): si era presntato con nome e cognome e sono in corso verifiche. La cosa mi sconvolge ancora di più perché queste verifiche non sono, pare, seguite a quell'operazione di quella notte. Sono queste nuove indagini (ma ci voleva tanto a farle?), viene il sospetto, frutto della protesta pubblica: altrimenti quel simulatore di reato se la sarebbe probabilmente cavata. Infatti, se è vero come ora scopriamo che non era anonimo, mi sarei aspettato che già durante la stessa serata del blitz di polizia quest'uomo fosse stato convocato in questura o dal magistrato di polizia, per rispondere delle sue azioni a fronte dell'evidenza appurata dei fatti.
Un "atto doveroso, vista la denuncia fatta alla polizia. Bisognava appurare se i fatti fossero conformi alla legge". Nella Procura partenopea retta da Giovandomenico Lepore c'è compatezza nel sottolineare come quanto disposto per gli accertamenti sul caso di aborto terapeutico sia stato nelle regole, con personale femminile impiegato per ascoltare la donna, e come le modalità dell'operazione non abbiano richiesto che 35 minuti di presenza delle forze dell'ordine nella struttura sanitaria. Questo pomeriggio il pm Vittorio Russo, di turno al momento della segnalazione anonima, ascolterà l'ispettrice che ha sottoposto a varie domande la donna dopo l'aborto, e poi, solo quando gli saranno comunicati i risultati dell'autopsia, deciderà di riascoltare la protagonista di questa scelta dolorosa. Al momento, infatti, secondo quento trapela, la documentazione acquisita conferma che la procedura abortiva è stata messa in pratica nei termini di legge.
Oggi il procuratore capo di Napoli precisa di nuovo che:
La polizia si è mossa dopo una segnalazione: "era un telefonata anonima, non ha fornito nome e cognome ma era talmente circostanziata che non appariva infondata". Lo ha dichiarato il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore intervenendo a Radio 24 e parlando della vicenda avvenuta al Policlinico di Napoli. "La telefonata proveniva dall'interno del Policlinico - ha detto Lepore, - al telefono era un uomo, potrebbe essere un infermiere. Indicava la presenza di una donna in una precisa stanza del Policlinico chiusa in bagno per abortire" ha spiegato, aggiungendo: "Ora verrà identificato".
Mi conforta sapere che abbiamo qualche speranza che qualcuno verrà, io spero, denunciato per simulazione di reato. Nella sostanza l'argomento difensivo è: "la denuncia era sì anonima, ma è stata creduta perché circostanziata". Purtroppo al procuratore capo sfugge di capire del perché di tanta mobilitazione (non voglio entrare nel merito della discussione sui casi speciali nei quali la polizia può effettivamente intervenire senza mandato). Quello che ci lascia tutti basiti è che se è vero quel che si racconta, allora dobbiamo concludere che sette agenti di polizia siano necessari per fare qualcosa per fermare UNA donna sola e chiusa in un bagno. Sette agenti è un numero uguale o maggiore di molti gruppi speciali, di quelli che sono in grado da soli di stanare e neutralizzare cellule terroristiche, gruppi sovverisivi, criminali che tengono ostaggi. Un numero da vera e propria azione anticrimine di neutralizzazione di gruppi armati e coesi. Non suona pazzesca questa cosa? Cioè, gli agenti hanno creduto alla sincerità della telefonata, ovverossia erano convinti che avrebbero trovato una donna chiusa sola in bagno, e per fermarla si sono presentati in sette?
Aggiungo che l'altra cosa che sfugge al procuratore è che poi, mi pare di capire, si fosse verificato che si era trattato di simulazione di reato da parte di chi aveva fatto la telefonata. Nonostante ciò sono state sequestrate non solo le cartelle cliniche, ma addirittura il feto (mi raccapriccia perché psicologicamente mi fa venire in mente l'immagine di agenti che lasciano l'ospedale con il loro trofeo, avvolto in un panno). Era neccessario? Faccio fatica, davvero, ad immaginare agenti, per esempio, che a seguito di una segnalazione anonima per la presenza di una bomba in una struttura pubblica arrivino, verifichino che si è trattato di un falso, ma sequestrino lo stesso tutti i registri e ogni cosa utile. E parliamo di una bomba, che può uccidere decine di persone, non di una mamma chiusa in bango con un feto.
Questo sfugge al procuratore. Il clamore non è stato generato dal fatto che alcuni agenti siano andati a verificare (con cautela) una circostanza, potenzialmente reato, a seguito di una sgenalazione. Ma il fatto che sia andato un drappello, e abbia fatto quel che ha fatto, incalzando persino una donna che rientrava da una operazione chirurgica ed ancora parzialmente sotto l'effetto dell'anestesia (se non è interrogazione con metodi violenti questa!), continuando a tenere da conto una telefonata anonima anche dopo aver verificato la falsità della stessa, e che nessuna donna era chiusa in bagno ed anzi una stava uscendo dalla sala operatoria. Tutto ciò non c'entra nulla col fatto che un anonimo abbia fatto una segnalazione, e qualcuno sia accorso. Va molto, ma molto oltre, in un paese che vuole farsi proteggere dalle forze dell'ordine, ma vuole anche dirsi civile. Mi chiedo anche, e ne dubito, se gli agenti abbiano seguito le procedure a norma di legge durante il blitz.
Leggo ora che il Pm Russo afferma che l'anonimo non era in realtà un anonimo (pazzesco!): si era presntato con nome e cognome e sono in corso verifiche. La cosa mi sconvolge ancora di più perché queste verifiche non sono, pare, seguite a quell'operazione di quella notte. Sono queste nuove indagini (ma ci voleva tanto a farle?), viene il sospetto, frutto della protesta pubblica: altrimenti quel simulatore di reato se la sarebbe probabilmente cavata. Infatti, se è vero come ora scopriamo che non era anonimo, mi sarei aspettato che già durante la stessa serata del blitz di polizia quest'uomo fosse stato convocato in questura o dal magistrato di polizia, per rispondere delle sue azioni a fronte dell'evidenza appurata dei fatti.
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Tre genitori, no due, no due più donatore, no tre. Nasce l'associazione "nessuno tocchi i mitocondri". Pronta una moratoria
Parto da questo post dove ho trovato citato questo articolo di Vescovi. La famosa storia dei "tre genitori" (arrivo in ritardo perché mi piace raffreddare i miei istinti per poter parlare con garbo). Per fortuna il Nostro se non altro ammette che, ebbene sì, i mitocondri soddisfano solo a un'esigenza di produzione energetica cellulare e non determinano i caratteri. Quindi in effetti questo terzo genitore, o seconda madre, non è proprio un genitore ma più forse un donatore (questo lo dico io).
Vescovi ne sa sicuramente più di me in materia, la qual cosa mi rende un po' perplesso per il fatto che gli sia sfuggita una combinazione così ovvia e banale, che spiegherò subito: dice, il Nostro, che "pur non determinando l’identità del nascituro, i mitocondri sono di «qualità» diversa da soggetto a soggetto e influenzano la longevità, l’invecchiamento e la predisposizione ad alcune patologie. Dunque in studi come quello di Newcastle il sottofondo eugenetico è insito nella motivazione stessa della ricerca". Un momento, un momento! Ci sono parenti che donano midollo ai congiunti, alcuni persino un rene. Ma allora, ma allora se, mettiamo, in via ipotetica e per astratto; osserviamo che una mia sorella (ma non ne ho) o una mia qualche cugina in linea materna potrebbe avere i miei stessi mitocondri: io ne ho tantissime di cugine, in effetti, coi miei mitocondri, e ci vogliamo tanto bene. Beh, per astratto, dico per astratto, la mia compagna potrebbe avere questi difetti genetici nei mitocondri di cui si parla, e una mia cugina (una sorella per chi ha una sorella) potrebbe donarci un ovulo (non dico che nella realtà accetterei, ma poniamo!). Ma allora, farei notare al Vescovi, faremmo un figlio con due genitori, io e la mia compagna, coi mitocondri miei invece che della mia compagna. Ed ecco, d'un batti baleno, niente eugenetica. Ed ecco, d'un sol colpo, niente "figlio procreato da tre genitori".
Come sia sfuggito ad uno studioso comunque molto meritevole non so. Può capitare, per caso. Può capitare anche quando in una direzione non si riesce proprio a volgere lo sguardo, che sia perché si studino altre metodologie in cui tanto si crede (giustamente, è la missione dello scienziato), o ci si spaventa di altre.
Vescovi ne sa sicuramente più di me in materia, la qual cosa mi rende un po' perplesso per il fatto che gli sia sfuggita una combinazione così ovvia e banale, che spiegherò subito: dice, il Nostro, che "pur non determinando l’identità del nascituro, i mitocondri sono di «qualità» diversa da soggetto a soggetto e influenzano la longevità, l’invecchiamento e la predisposizione ad alcune patologie. Dunque in studi come quello di Newcastle il sottofondo eugenetico è insito nella motivazione stessa della ricerca". Un momento, un momento! Ci sono parenti che donano midollo ai congiunti, alcuni persino un rene. Ma allora, ma allora se, mettiamo, in via ipotetica e per astratto; osserviamo che una mia sorella (ma non ne ho) o una mia qualche cugina in linea materna potrebbe avere i miei stessi mitocondri: io ne ho tantissime di cugine, in effetti, coi miei mitocondri, e ci vogliamo tanto bene. Beh, per astratto, dico per astratto, la mia compagna potrebbe avere questi difetti genetici nei mitocondri di cui si parla, e una mia cugina (una sorella per chi ha una sorella) potrebbe donarci un ovulo (non dico che nella realtà accetterei, ma poniamo!). Ma allora, farei notare al Vescovi, faremmo un figlio con due genitori, io e la mia compagna, coi mitocondri miei invece che della mia compagna. Ed ecco, d'un batti baleno, niente eugenetica. Ed ecco, d'un sol colpo, niente "figlio procreato da tre genitori".
Come sia sfuggito ad uno studioso comunque molto meritevole non so. Può capitare, per caso. Può capitare anche quando in una direzione non si riesce proprio a volgere lo sguardo, che sia perché si studino altre metodologie in cui tanto si crede (giustamente, è la missione dello scienziato), o ci si spaventa di altre.
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Saturday, February 2, 2008
Gabriella Carlucci mente su Luciano Maiani e ne discredita la reputazione professionale
Prima vorrei fare una breve introduzione su chi è Maiani. Luciano Maiani, fisico, è uno degli scienziati italiani più noti al mondo. Il suo lavoro (teorico) più celebre, che lo portò ad un soffio dalla vincita del premio Nobel, riguarda la scoperta del cosiddetto meccanismo GIM, che sta per Glashow, Iliopoulos e Maiani (nato appunto da una collaborazione scientifica di questi tre). La teoria trovò in seguito conferma tramite gli esperimenti, ed è diventata un caposaldo del costrutto teorico delle interazioni elettrodeboli.
Maiani è ancora attivo nella ricerca, nonostante gli importanti ruoli scientifico dirigenziali degli ultimi anni di cui parlerò a breve, ed ha all'attivo (almeno) circa 150 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Trenta di queste risalgono al periodo dal 1995 ad oggi (quattro di queste nel solo 2007). E qui apro una parentesi, per mettere in risalto che Gabriella Carlucci, ora che è tra quelli che vogliono osteggiare la nomina al CNR (spiegherò a breve anche questo), dice delle menzogne quando proclama in seduta:
Gabriella CARLUCCI (FI) rileva che uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Rileva a tale proposito che dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del CNR, non appare certo una nota di merito.
La parlamentare è probabilmente estranea, tra le altre cose, al comandamento "non dire falsa testimonianza" nel momento stesso in cui (si verifica leggendo la conclusione dell'intervento) ella ritiene che stia difendeno il papa. Il quale, ipotizziamo, non dovrebbe approvare la falsa testimonianza come strumento atto alla propria difesa. O forse si è trattato di colpevole negligenza da parte della parlamentare, la quale però in tal modo getta discredito sulla figura professionale del fisico professor Luciano Maiani. L'osservazione della Carlucci quindi decade, anzi rafforza la candidatura Maiani, perché Maiani ha all'attivo ben (almeno) trenta, e non zero pubblicazioni dal 1995 ad oggi, e quindi risponde a quella parte essenziale di profilo, invocato con decisione dalla parlamentare stessa (della qual cosa ella, siamo sicuri, adesso si rallegrerà): "uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone [...] è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni".
Torniamo al nostro. Luciano Maiani è stato in questi ultimi anni direttore del più grande laboratorio al mondo in qualunque branca delle scienze naturali per la ricerca pura: il CERN di Ginevra. Vi ricordo che proprio in questi anni al CERN è stato costruito il più grande acceleratore di particelle al mondo, l'LHC, tanto imponente da aver sorpassato tutti i cugini statunitensi. All'avvio della realizzazione del progetto la comunità scientifica e quella dirigenziale scelsero Maiani come la persona più adatta a ricoprire questo ruolo chiave e nevralgico nel campo delle scienze sperimentali, una posizione unica al mondo e nella storia.
Luciano Maiani in tempi recenti si è detto disponibile a ricoprire la carica di presidente del Centro Nazionale delle Ricerche italiano (CNR), catalizzatore di una buona fetta dei (pur miseri) finanziamenti statali italiani per la ricerca. Un ente di ricerca in disperato bisogno di rinnovamento. Una candidatira che, dato lo spessore scientifico e dirigenziale della persona, rappresenta un onore per il CNR stesso. Una candidatura appoggiata in origine da tutte le parti politiche, che sono sempre tenute a ratificare questo tipo di nomine.
Maiani è anche uno dei 67 firmatari della lettera che a fine novembre alcuni fisici della Sapienza inviarono al proprio rettore sull'opportunità dell'invito del Papa a tenere una lezione solenne senza contraddittorio proprio in occasione dell'apertura dell'anno accademico. Una lettera non scritta certamente all'indommani dell'evento ormai dato per certo, ma ben prima che divenisse ufficiale nel programma. Maiani spiega in una intervista all'Avvenire la propria posizione, da cui estraggo alcuni stralci:
"Uno studioso di comunicazione, Mac Luhan, usava dire che il mezzo è messaggio. Bene. Allora chiediamoci perché la lettera di un gruppo di docenti al proprio rettore esca su Repubblica due mesi dopo che è stata scritta, quando il rettore ha già deciso e noi abbiamo preso atto della sua decisione. Con quella pubblicazione, due mesi dopo, è stata trasformata in un proclama contro il Papa, proprio per condurci alle barricate."
[...]
"Poteva essere l’occasione di una discussione sui rapporti fede-scienza, invece è stata una bagarre. Io ho firmato nello spirito dell’indipendenza della scienza dalla religione, ma all’interno di un dialogo, quello che, per fare un esempio, ho sperimentato personalmente con gli incontri alla Università Lateranense tra scienziati e teologi, promossi da Piergiorgio Picozza e Sigfrido Boffi. Quello è il clima giusto per uscire da questa situazione."
[...]
"Ho collaborato per decenni con scienziati di tutte le opinioni e non ricordo di aver mai avuto un diverbio per motivi confessionali o ideologici. Questo binomio pluralismo tolleranza deve valere a maggior ragione per chi guida il Cnr, un grande organismo multidisciplinare, multiconfessionale, multiculturale. Ogni discriminazione che privilegiasse una parte sarebbe un pessimo servizio pubblico."
Adesso questa nomina, per volere soprattutto della destra, è fortemente a rischio. Leggendo le parole dello stesso Maiani siamo meglio in grado di inquadrare gli eventi nella loro successione. Tra le righe delle sue dichiarazioni si intuisce anche un altro giusto principio ispiratore: che per uno scienziato che ritenga possibile il dialogo, questo va inteso come dialogo tra la scienza e le fedi, e non tra la scienza ed una confessione particiolare. Perché un'investitura ufficiale da parte di una università nei riguardi di una sola confessione, e questo era un possibile significato simbolico della presenza del papa all'inaugurazione dell'anno accademico, questa sì che sarebbe discriminante per chi ha fede, magari un'altra fede. Questo è anzi un requisito necessario e urgente per un alto dirigente scientifico, e non un neo. Un principio di equidistanza e apertura verso tutti e a difesa di tutti.
A dirigere un centro di ricerca dovrebbe andare chi ha le qualifiche e le capacità necessarie, cose che Maiani ha sempre dimostrato di avere. Molti hanno gridato invocando la libertà di esppressione. Bene, vediamo se ora sono coerenti. Vediamo se una nomina decadrà per un pensiero liberamente espresso, di un docente al proprio rappresentante. Vediamo se la destra vuole provare a dimostrarci che se ti metti per un solo attimo in rotta di collisione con la più grande istituzione clericale che abbiamo rischi di essere ostracizzato dalle cariche pubbliche e laiche che per meriti saresti idoneo a ricoprire (come in precedenza riconosciuto anche dalla stessa destra). Vediamo, allora, se siamo un paese veramente libero e laico, oppure se sia necessario fare un voto di fede prima di ricoprire importanti cariche. E ricordiamoci che un giorno potrà toccare a noi, o potrà accadere il converso: che non saremo promossi sul posto di lavoro perché abbiamo scelto la confessione "sbagliata" (che domani potrebbe essere diversa da quella di oggi).
In altre parole, vediamo se siamo un paese laico o un paese dove giurare sulla Costituzione e sull'unità nazionale è opzionale (visto chi siede in parlamento), ma giurare fedeltà al papa (o a chi sarà l'autorità religiosa più seguita tra qualche decennio) è obbligatorio. Mi si parla di un "laicismo malato". Ebbene, se lette le parole di Maiani e analizzati con calma i fatti si ritiene che lo stesso sia "malato" allora lo siamo in tanti cittadini italiani (e siamo anche tutti laicisti) che non accettiamo l'idea che le cariche pubbliche vengano assegnate per una qualche investitura divina e soprannaturale, e non per i nostri meriti acquisiti sul campo con decenni di faticoso lavoro ed estenuante dedizione. Chiediamoci, concittadini, se una carica scientifica dirigenziale debba essere suggerita dal benestare dei vescovi (implicito o esplicito che sia).
È questo il dialogo tra fede e ragione di cui il papa parlava? Ce lo dica subito! Ci faccia capire se quelle parole celavano una sostanza o erano parole di circostanza.
Si è parlato della reputazione del nostro paese all'estero. Beh, immaginate se si saprà un giorno che uno dei più importanti posti dirigenziali nella ricerca pubblica (e laica) del paese sia stato praticamente sotratto da sotto la sedia al candidato naturale, solo ed esclusivamente perché firmatario di una lettera che riguardava un intervento del papa. Qulache assaggio è qui.
(Annotazione: come fonte per l'intervista sull'Avvenire ho utlizzato non la fonte diretta ma il riferimento telematico del blog con alta partecipazione di credenti cattolici http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com )
Aggiornamento
(23-02-2008)
Qui ho scritto un nuovo post al riguardo.
Maiani è ancora attivo nella ricerca, nonostante gli importanti ruoli scientifico dirigenziali degli ultimi anni di cui parlerò a breve, ed ha all'attivo (almeno) circa 150 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali. Trenta di queste risalgono al periodo dal 1995 ad oggi (quattro di queste nel solo 2007). E qui apro una parentesi, per mettere in risalto che Gabriella Carlucci, ora che è tra quelli che vogliono osteggiare la nomina al CNR (spiegherò a breve anche questo), dice delle menzogne quando proclama in seduta:
Gabriella CARLUCCI (FI) rileva che uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone candidate a ricoprire incarichi scientifici è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni. Rileva a tale proposito che dal sito Google scholar risulta che il professor Maiani non ha avuto pubblicazioni dal 1994, il che, per un candidato chiamato a ricoprire la carica di presidente del CNR, non appare certo una nota di merito.
La parlamentare è probabilmente estranea, tra le altre cose, al comandamento "non dire falsa testimonianza" nel momento stesso in cui (si verifica leggendo la conclusione dell'intervento) ella ritiene che stia difendeno il papa. Il quale, ipotizziamo, non dovrebbe approvare la falsa testimonianza come strumento atto alla propria difesa. O forse si è trattato di colpevole negligenza da parte della parlamentare, la quale però in tal modo getta discredito sulla figura professionale del fisico professor Luciano Maiani. L'osservazione della Carlucci quindi decade, anzi rafforza la candidatura Maiani, perché Maiani ha all'attivo ben (almeno) trenta, e non zero pubblicazioni dal 1995 ad oggi, e quindi risponde a quella parte essenziale di profilo, invocato con decisione dalla parlamentare stessa (della qual cosa ella, siamo sicuri, adesso si rallegrerà): "uno dei criteri che dovrebbe stabilire l’idoneità delle persone [...] è quello del numero delle pubblicazioni effettuate negli ultimi anni".
Torniamo al nostro. Luciano Maiani è stato in questi ultimi anni direttore del più grande laboratorio al mondo in qualunque branca delle scienze naturali per la ricerca pura: il CERN di Ginevra. Vi ricordo che proprio in questi anni al CERN è stato costruito il più grande acceleratore di particelle al mondo, l'LHC, tanto imponente da aver sorpassato tutti i cugini statunitensi. All'avvio della realizzazione del progetto la comunità scientifica e quella dirigenziale scelsero Maiani come la persona più adatta a ricoprire questo ruolo chiave e nevralgico nel campo delle scienze sperimentali, una posizione unica al mondo e nella storia.
Luciano Maiani in tempi recenti si è detto disponibile a ricoprire la carica di presidente del Centro Nazionale delle Ricerche italiano (CNR), catalizzatore di una buona fetta dei (pur miseri) finanziamenti statali italiani per la ricerca. Un ente di ricerca in disperato bisogno di rinnovamento. Una candidatira che, dato lo spessore scientifico e dirigenziale della persona, rappresenta un onore per il CNR stesso. Una candidatura appoggiata in origine da tutte le parti politiche, che sono sempre tenute a ratificare questo tipo di nomine.
Maiani è anche uno dei 67 firmatari della lettera che a fine novembre alcuni fisici della Sapienza inviarono al proprio rettore sull'opportunità dell'invito del Papa a tenere una lezione solenne senza contraddittorio proprio in occasione dell'apertura dell'anno accademico. Una lettera non scritta certamente all'indommani dell'evento ormai dato per certo, ma ben prima che divenisse ufficiale nel programma. Maiani spiega in una intervista all'Avvenire la propria posizione, da cui estraggo alcuni stralci:
"Uno studioso di comunicazione, Mac Luhan, usava dire che il mezzo è messaggio. Bene. Allora chiediamoci perché la lettera di un gruppo di docenti al proprio rettore esca su Repubblica due mesi dopo che è stata scritta, quando il rettore ha già deciso e noi abbiamo preso atto della sua decisione. Con quella pubblicazione, due mesi dopo, è stata trasformata in un proclama contro il Papa, proprio per condurci alle barricate."
[...]
"Poteva essere l’occasione di una discussione sui rapporti fede-scienza, invece è stata una bagarre. Io ho firmato nello spirito dell’indipendenza della scienza dalla religione, ma all’interno di un dialogo, quello che, per fare un esempio, ho sperimentato personalmente con gli incontri alla Università Lateranense tra scienziati e teologi, promossi da Piergiorgio Picozza e Sigfrido Boffi. Quello è il clima giusto per uscire da questa situazione."
[...]
"Ho collaborato per decenni con scienziati di tutte le opinioni e non ricordo di aver mai avuto un diverbio per motivi confessionali o ideologici. Questo binomio pluralismo tolleranza deve valere a maggior ragione per chi guida il Cnr, un grande organismo multidisciplinare, multiconfessionale, multiculturale. Ogni discriminazione che privilegiasse una parte sarebbe un pessimo servizio pubblico."
Adesso questa nomina, per volere soprattutto della destra, è fortemente a rischio. Leggendo le parole dello stesso Maiani siamo meglio in grado di inquadrare gli eventi nella loro successione. Tra le righe delle sue dichiarazioni si intuisce anche un altro giusto principio ispiratore: che per uno scienziato che ritenga possibile il dialogo, questo va inteso come dialogo tra la scienza e le fedi, e non tra la scienza ed una confessione particiolare. Perché un'investitura ufficiale da parte di una università nei riguardi di una sola confessione, e questo era un possibile significato simbolico della presenza del papa all'inaugurazione dell'anno accademico, questa sì che sarebbe discriminante per chi ha fede, magari un'altra fede. Questo è anzi un requisito necessario e urgente per un alto dirigente scientifico, e non un neo. Un principio di equidistanza e apertura verso tutti e a difesa di tutti.
A dirigere un centro di ricerca dovrebbe andare chi ha le qualifiche e le capacità necessarie, cose che Maiani ha sempre dimostrato di avere. Molti hanno gridato invocando la libertà di esppressione. Bene, vediamo se ora sono coerenti. Vediamo se una nomina decadrà per un pensiero liberamente espresso, di un docente al proprio rappresentante. Vediamo se la destra vuole provare a dimostrarci che se ti metti per un solo attimo in rotta di collisione con la più grande istituzione clericale che abbiamo rischi di essere ostracizzato dalle cariche pubbliche e laiche che per meriti saresti idoneo a ricoprire (come in precedenza riconosciuto anche dalla stessa destra). Vediamo, allora, se siamo un paese veramente libero e laico, oppure se sia necessario fare un voto di fede prima di ricoprire importanti cariche. E ricordiamoci che un giorno potrà toccare a noi, o potrà accadere il converso: che non saremo promossi sul posto di lavoro perché abbiamo scelto la confessione "sbagliata" (che domani potrebbe essere diversa da quella di oggi).
In altre parole, vediamo se siamo un paese laico o un paese dove giurare sulla Costituzione e sull'unità nazionale è opzionale (visto chi siede in parlamento), ma giurare fedeltà al papa (o a chi sarà l'autorità religiosa più seguita tra qualche decennio) è obbligatorio. Mi si parla di un "laicismo malato". Ebbene, se lette le parole di Maiani e analizzati con calma i fatti si ritiene che lo stesso sia "malato" allora lo siamo in tanti cittadini italiani (e siamo anche tutti laicisti) che non accettiamo l'idea che le cariche pubbliche vengano assegnate per una qualche investitura divina e soprannaturale, e non per i nostri meriti acquisiti sul campo con decenni di faticoso lavoro ed estenuante dedizione. Chiediamoci, concittadini, se una carica scientifica dirigenziale debba essere suggerita dal benestare dei vescovi (implicito o esplicito che sia).
È questo il dialogo tra fede e ragione di cui il papa parlava? Ce lo dica subito! Ci faccia capire se quelle parole celavano una sostanza o erano parole di circostanza.
Si è parlato della reputazione del nostro paese all'estero. Beh, immaginate se si saprà un giorno che uno dei più importanti posti dirigenziali nella ricerca pubblica (e laica) del paese sia stato praticamente sotratto da sotto la sedia al candidato naturale, solo ed esclusivamente perché firmatario di una lettera che riguardava un intervento del papa. Qulache assaggio è qui.
(Annotazione: come fonte per l'intervista sull'Avvenire ho utlizzato non la fonte diretta ma il riferimento telematico del blog con alta partecipazione di credenti cattolici http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com )
Aggiornamento
(23-02-2008)
Qui ho scritto un nuovo post al riguardo.
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